“italiainmovimento”/2 Sud e sviluppo, quale futuro?

Scritto da: il 19.09.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Parterre de roi ieri pomeriggio a Taormina per la tavola rotonda “Economia e sviluppo sostenibile: la programmazione oltre la crisi”, secondo appuntamento di riflessione, per così dire, nell’ambito di “italiainmovimento”, la festa nazionale de La Destra che si conclude oggi.
Moderati dal giornalista Antonello Zitelli, i relatori hanno ragionato sulle opportunità di crescita economica dopo la profonda crisi globale dalla quale (forse) il mondo sta per venir fuori. La location siciliana ha certo influito e la discussione inevitabilmente si è spostata sulle condizioni del Sud Italia e sulle ricette possibili per la sua (prima o poi definitiva) emancipazione.

Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, ha evidenziato come «ormai da noi un giovane su due sia disoccupato, in un contesto generale di crescente indigenza». Quanto alla crisi regionale in atto, Lo Bello ha chiarito fermamente come agli industriali isolani «le alchimie politiche interessino poco, perché alla Sicilia serve semplificazione burocratica, crescita economica, occupazione ed uscita dalla povertà». Come dire che il ceto imprenditoriale si è stufato di un’Isola (sempre più audace) laboratorio politico che propone soluzioni – per carità, magari anche “alte” – da provare nel contesto romano, mentre i siciliani vivono alla giornata, senza futuro possibile.

Il senatore Pdl Francesco Casoli, marchigiano, imprenditore leader mondiale nel suo settore di componentistica per elettrodomestici, ha espresso il convincimento «di una Italia che deve ripartire dal Sud, un Sud che può divenire il motore del Paese, avendo cultura e intelligenze. Solo che occorre ridare in fretta entusiasmo all’imprenditoria». Casoli ha evidenziato come «con la crisi scoppiata nel settembre del 2008 il mondo sia assolutamente cambiato e non sarà mai più quello di prima. Fa sorridere, quindi, sentire qua e là in giro per l’Italia discussioni sulle nomine da fare in questo o quell’ente o sulle buche nelle strade. Altrove viaggiano su una dimensione davvero diversa».

La mancanza di un progetto, che proprio non si vede, è il principale problema della Sicilia (ma è certo possibile allargare l’analisi a tutto il Sud) per Pietro Agen, vicepresidente nazionale di ConfCommercio. Per Agen tutto il dibattito politico-economico siciliano è falsato da alcuni gap logici di base. «Un giovane che perde il lavoro alla Fiat – ha provocatoriamente fatto notare – non è che abbia più diritti di un giovane, come tanti ve ne sono al Sud, che non ha mai avuto occasione di lavorare in vita sua». E così, di emergenza in emergenza, di vertenza in vertenza, la Sicilia si trova oggi a dover gestire decine di migliaia di precari (ovviamente ognuno con una sua personale storia lavorativa che non è bene confondere con quella di tutti gli altri). Risultato? «Semplice – ha chiosato Agen – mentre la Polonia con i fondi europei sta mutando il suo volto in profondità, noi manteniamo appunto un esercito di precari, per inciso nato anche per gravi responsabilità politiche».

Il ministro dell’Ambiente e dell’Energia, Stefania Prestigiacomo, ha puntato il suo intervento contro il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, definendo «un vulnus per la democrazia il fatto che si stia procedendo a formare un governo contro la maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni, una maggioranza che nel 2008 ha sostenuto un preciso candidato alla presidenza, che ora sta ribaltando l’esito di quel voto». Quanto allo stato di profonda crisi dell’economia siciliana, la Prestigiacomo ha spiegato come «occorra puntare sulle infrastrutture, smettendola di spendere i soldi pubblici in maniera dissennata».

Un intervento furiosamente antiburocrazia è stato quello di Gianfranco Micciché, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipe, per il quale «la vera rivoluzione alla Regione Siciliana sarà ottenere il sì dei funzionari e dei dirigenti, nei decenni paralizzati dalla paura di finire sotto inchiesta per una firma su di un provvedimento. Ovvio che questo loro “terrore” ha paralizzato l’Isola, con 1.7 miliardi di euro bloccati». Sulla sua rottura con il Pdl il sottosegretario è stato chiaro: «forse non si chiamerà Partito del Popolo Siciliano, ma di sicuro sarà sempre fedele al centrodestra e a Silvio Berlusconi. In ogni caso, oltre a fare un gruppo separato all’Ars, la nuova creatura si preparerà soprattutto alle prossime elezioni». Regionali? Nazionali? Micciché non ha specificato …

Stefania Prestigiacomo

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