118 o 666?

Scritto da: il 29.12.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

La Sicilia, “laboratorio politico” per eccellenza del nostro Paese, sempre più assomiglia all’antro del dottor Faust di goethiana memoria. Basti vedere lo strano caso del 118 regionale, nel quale sono stati calpestati diritti dei lavoratori acquisiti da decenni e decenni, facendo passare il tutto per ristrutturazione e razionalizzazione, con i media che dipingono il medesimo fatto come scandalo alcuni e magnifica riforma altri.

La vicenda, recentemente giunta alla ribalta nazionale, assume due volti a seconda di chi ne siano gli attori: quello dello “scandalo” delle assunzioni e della creazione di un sistema di clientele e quello della “magnificazione” di un servizio che, nell’ottica della riorganizzazione, darà lustro alla sanità siciliana. Due facce di una stessa medaglia, insomma. Ed allora non si comprende affatto perché siano “scandalosi” i circa 3.300 operatori assunti da Sise (Siciliana Servizi Emergenze) fra dicembre 2005 e giugno 2006 (prima si utilizzavano degli interinali) e invece non lo siano gli stessi operatori (ri)assunti in Seus (Siciliana Emergenza-Urgenza Sanitaria).

Ciò che dovrebbe, invece, scandalizzare è il modo in cui si è attuato il passaggio di consegne tra le due società, facendo carta straccia dei più elementari diritti della forza lavoro, trattata alla stregua di un pacco postale da spedire al costo minore possibile. Ma andiamo con ordine e ricostruiamo cronologicamente l’intricata vicenda, anche con l’aiuto di tutta una serie di documenti che Sud è riuscito a recuperare.

La Sise Spa è una società, oggi in liquidazione, a socio unico della Croce Rossa Italiana costituita nel 2001 per la gestione del servizio 118 in Sicilia. 3.300 circa i dipendenti e 100 milioni di euro annui da gestire. Gli autisti/soccorritori, questa la loro qualifica ufficiale, erano stati assunti con un contratto di solidarietà ad orario ridotto a 120 ore/mese (rinnovo convenzione Cri-Regione Siciliana 2006-2008 datata 27 giugno 2006). Tale orario doveva servire a coprire i turni delle 256 postazioni (ossia ambulanze) dell’Isola per 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Purtroppo i tecnici dell’Assessorato regionale alla Salute che hanno provveduto ad elaborare i dati non hanno tenuto in debita considerazione parametri e istituti che hanno fatto “sforare” tale orario. Nello specifico, nei calcoli non sono state previste le ferie che ogni operatore ha diritto a godere, le assenze per malattie, le assenze per infortuni, i permessi vari (legge 104, sindacali, elettorali) previsti da contratto. Tale mancata previsione ha generato un ammanco di ore che andavano necessariamente coperte per mantenere operative le postazioni. Di tale situazione l’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana ha avuto pronta contezza, ma mentre la Sise proponeva nuovi modelli organizzativi, nessuna decisione è stata mai presa dall’Assessorato (cosa che l’Avvocatura dello Stato non ha mancato di evidenziare). E per mantenere aperte le 256 postazioni, la Sise ha dovuto quindi far lavorare gli addetti ben oltre le 120 ore previste contrattualmente (esattamente 140, ai limiti del contratto nazionale full time che ne prevede 156), ma retribuendo soltanto queste. Ovviamente, la società ha più volte chiesto all’Assessorato il pagamento delle “eccedenze” (che ad un certo punto sono giunte a superare i 40 milioni di euro), da intendersi come un completamento orario per il servizio svolto, ma questo ha sempre negato, ribadendo di non aver mai autorizzato lo svolgimento di alcun “straordinario”.

In merito, l’Assessorato alla Salute ha chiesto (nota n. 7/0342 del 2 febbraio 2009) un parere all’Avvocatura dello Stato circa la responsabilità del pagamento di tali somme ai lavoratori, ricevendo in risposta (Cons. 1453/09 del 3 agosto 2009) che tali somme sì sono proprio dovute dalla Regione Siciliana alla Cri: «Risulta […] che codesto Assessorato non ha indicato alcuna soluzione alternativa al ricorso al lavoro straordinario, né ha autorizzato un’eventuale riduzione (quanto ai tempi di copertura e/o al numero delle postazioni) del servizio. […] Rileva anzitutto lo Scrivente che il lavoro straordinario costituisce (ove adeguatamente giustificato) una componente come le altre del costo del lavoro e che pertanto la sua remunerazione non presuppone di per sé una previsione espressa o specifica nella convenzione Regione-C.R.I., distinta ed ulteriore rispetto a quella che prevede l’accollo alla Regione, in termini onnicomprensivi, del costo del personale. […] Alla luce della argomentazioni che precedono, nonché in considerazione dell’essenzialità e dell’esigenza assoluta di continuità del servizio pubblico 118, non si ritiene concretamente praticabile una linea – peraltro ad avviso dello Scrivente, per le ragioni già esposte, di fondamento più che discutibile – che, negando alla C.R.I. il riconoscimento economico corrispondente al lavoro straordinario effettivamente prestato per esigenze oggettivamente giustificate, esponga l’Amministrazione regionale ad un contenzioso del quale non possono sfuggire gli enormi rischi non solo in termini economici, non [rectius: ma] anche di continuità del servizio».

Incassato tale “siluro”, da questo momento in poi prende avvio una precisa strategia tendente a evitare il saldo del debito alla Cri, sostanzialmente tramite l’azzeramento del cda della Sise (che viene fatta passare per “decotta”, mentre in realtà è l’Assessorato ad avere un debito nei suoi confronti di circa 40 milioni) e l’incarico a nuovi dirigenti. L’idea è semplice, “dividere” le due realtà dietro la Sise (Cri e Regione) per lasciare i debiti solo alla Cri.

E così, il 31 gennaio 2009 viene lasciata scadere senza essere rinnovata la convenzione fra Regione e Sise e il giorno dopo la Regione ne firma un’altra con la Seus, che però, si badi bene, in quel momento ha un solo ed unico dipendente, il dg Marco Romano, fino al giorno prima dg della Sise. A parte questa singolarità, un soggetto giuridico nuovo che si candida a gestire un servizio complesso come il 118 dovrebbe avere un’organizzazione preesistente la firma di una così importante convenzione. Ed invece al primo gennaio 2010 la Seus non solo ha un unico dipendente, ma non ha nemmeno un contratto telefonico, un contratto per la fornitura di energia o un contratto d’affitto per la sua sede, utilizzando i locali della Sise di via Etnea 353 a Catania.

Insomma, occorre assorbire i dipendenti per evitare tensioni con i sindacati ed il blocco di un servizio essenziale per la collettività, ma senza fare ufficialmente un passaggio d’azienda, come in simili casi impone invece la normativa. Si escogita allora il licenziamento collettivo e la messa in mobilità dei lavoratori (legge n. 223/1991), presi in carico subito dopo dalla Seus. Per inciso, l’aver assunto lavoratori in mobilità tecnicamente potrebbe permettere alla Seus di godere di sgravi contributivi. Una fattispecie quantomeno singolare nel caso in oggetto, essendo il licenziamento degli operatori e la loro successiva riassunzione fatti predeterminati. È utile ricordare come vi siano dettagliate circolari dell’Inps nelle quali è chiaramente espresso come non debba esservi nessun rapporto fra una società che mette in mobilità del personale e l’azienda che successivamente lo assume. Qualora il rapporto invece sussista e vi sia quindi continuità fra le aziende, richiedere gli sgravi fiscali di cui sopra configurerebbe il reato di truffa.

Entrando ancora più nello specifico, è bene sottolineare come, sempre sulla base della legge n. 223/1991, si siano svolte fra le parti delle precise trattative. Ebbene, come si legge nel “Verbale di esame congiunto per procedura di mobilità ex artt. 4 e 24 L. 223/91” dell’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, al primo incontro, il 12 febbraio 2010, è presente, non si comprende a che titolo, la ditta Seus, tramite il suo dg Marco Romano (oggi presidente del Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia).

Ma il tempo passa e si giunge al vero tavolo caldo, quello delle conciliazioni. A questo tavolo vengono elaborate le transazioni, esattamente due diverse. La prima (“Verbale di conciliazione”, allegato A, datato 6 maggio 2010) riguarda la rinuncia da parte dei dipendenti ai compensi a credito per extraorario nei confronti della Sise. Chi firma si impegna ad accontentarsi pro bono pacis dell’irrisoria somma di 600 euro lordi (a fronte di circa 20-25 mila euro di crediti per ogni dipendente) ed accetta il licenziamento dalla Sise. Espletata tale “formalità”, chiara conditio sine qua non per essere assunti dalla Seus, si passa alla seconda transazione (“Verbale di conciliazione”, allegato B, sempre datato 6 maggio 2010), con la quale i lavoratori ex Sise da qualche minuto vengono assunti in Seus, ottenendo anche la “faraonica” gratifica d’ingresso di 200 euro lordi. Da notare come in sede di contrattazione non sia presente la Sise. E da notare soprattutto la precisione con la quale il documento sottoposto alla firma del lavoratore tenti di far passare la linea che fra Sise e Seus non vi sia alcun trasferimento d’azienda: «Il lavoratore […] rinuncia espressamente e definitivamente nei confronti di Seus ad ogni rivendicazione relativa alla continuità del rapporto di lavoro, che anzi viene espressamente esclusa. […] Con la sottoscrizione della presente transazione il lavoratore da [rectius: dà] pertanto atto che il rapporto di lavoro con la società Seus si instaura ex novo alle condizioni previste nel contratto di lavoro, che il lavoratore accetta, rimanendo indifferente ad ogni diritto maturato dal lavoratore medesimo alle dipendenze della società Sise che, per effetto della presente transazione, non potrà in alcun modo essere rivendicato nei confronti di Seus neanche a titolo di responsabilità solidale».

Bene, è proprio con tali transazioni che si applica lo sdoganamento di una somma attorno ai 40 milioni di euro di debito dall’Assessorato alla Croce Rossa. Perché, codici alla mano, l’intera operazione è priva di fondamento. Infatti, vi sono seri sospetti di nullità della transazione Sise per mancanza di causa, ossia perché a fronte della rinuncia al credito di circa 20-25 mila euro il lavoratore ha avuto 600 euro lordi ed il licenziamento. Insomma, palesemente non vi è proporzionalità giuridica fra le reciproche concessioni e già qualche Tribunale (come, ad esempio, quello di Messina), sta valutando le carte dell’intricata vicenda. Ma attenzione, vi è un ulteriore passaggio logico/giuridico da tenere in considerazione: qualora i dipendenti Seus ex Sise decidessero di impugnare la transazione firmata per nullità, potrebbero solo fare causa alla Cri, socio illimitatamente responsabile della Sise (una spa unipersonale), ma non più alla Regione. Perché il meccanismo messo in atto dai tecnici dell’Assessorato ha di fatto trasferito un debito della Regione Siciliana alla Cri ed ai Ministeri coinvolti (Economia, Difesa, Salute).

L’ipotesi ha chiaramente già fatto scattare più di un campanello d’allarme nei piani alti romani della Croce Rossa e, dopo mesi di buoni rapporti, non è peregrino parlare oggi di un clima di guerra fredda fra il commissario straordinario Cri, Francesco Rocca, e Palazzo d’Orleans. Non può altrimenti spiegarsi il decreto ingiuntivo da circa 42 milioni di euro inviato l’estate scorsa dalla Croce Rossa alla Regione Siciliana per il mancato pagamento di tutte le poste scaturenti dalle convenzioni per la gestione appunto del servizio 118. Il decreto è stato notificato, ma non reso esecutivo, in quanto alla Cri la sua registrazione sarebbe costata ben 700 mila euro. Ma esiste ed è un macigno nei rapporti fra le due istituzioni.

Tornando poi all’ipotesi del trasferimento d’azienda fra Sise e Seus, saltano all’occhio alcune missive che di certo rappresentano dei bei punti a favore di chi nei tribunali sostiene la tesi della continuità fra i due soggetti. Il 22 giugno 2010 (lettera con protocollo n. 392), ad esempio, la Seus richiede direttamente alla Sise la consegna di alcune automobili di servizio. E due giorni dopo (lettera con protocollo n. 4269) la Sise scrive alla Leasys Spa, la società di leasing che le aveva noleggiato l’intera flotta aziendale, evidenziando «la cessazione dei contratti di noleggio dei veicoli (ambulanze e autovetture) con la consegna degli stessi mezzi alla S.E.U.S. S.C.p.A». Ma la Sise specifica anche che «in base alla Vs. nota del 7 aprile 2010, trattandosi di conclusione anticipata del contratto ed essendo andato a buon fine il noleggio degli stessi mezzi ad altro soggetto, non saranno applicate le penali di estinzione anticipata previste dall’Accordo quadro che regola il rapporto contrattuale». Addirittura viene chiesto «lo storno dei canoni non goduti per il mese di giugno 2010, nonché una nota di credito sugli stessi mezzi per la fatturazione anticipata di luglio 2010». Viene da chiedersi perché mai la Leasys non dovrebbe far pagare le penali alla Sise. Solo perché i mezzi sono stati subito noleggiati da un altro soggetto? O forse perché di fatto Sise e Seus si comportano come due entità in pieno trasferimento d’azienda? E che dire della lettera di Seus a Sise del 14 luglio 2010 (protocollo n. 500) con la quale «a completamento dei mezzi già consegnati, si richiedono i mezzi contrassegnati dai seguenti numeri di telaio, che alla data odierna non risultano ancora nella disponibilità della scrivente società»? Non sarebbe stato più opportuno richiederli alla Leasys?

Come se tutto ciò non bastasse, qualche giorno fa i lavoratori della Seus hanno avuto addirittura la sorpresa di trovare in busta paga la trattenuta sindacale firmata anni fa mentre lavoravano alla Sise!

Concludendo, il cuore della vicenda è se fra Sise e Seus vi sia o meno continuità. Se sì, l’intera costruzione posta in essere dagli strateghi dell’Assessorato regionale alla Salute collasserebbe. In merito, una parola di peso l’ha scritta il Tribunale di Caltanissetta che, nella causa r. g. n. 1036/2010, pur rigettando il ricorso di un lavoratore per motivi procedurali, nel merito ha confermato sia la illegittimità dei licenziamenti, sia l’avvenuto trasferimento d’azienda fra Sise e Seus: «può dirsi avvenuto il trasferimento d’azienda Sise alla Seus, in quanto sono stati trasferiti non solo i lavoratori, bensì anche i mezzi organizzati all’attività d’impresa (ambulanze e dotazione amministrativa). Pertanto, è configurabile un’ipotesi di trasferimento di azienda e non meramente di successione nell’appalto».

Ancora più dura la sentenza r. g. n. 6662/2010 del Tribunale di Messina, recentissima (13 dicembre), che non solo sancisce il legame diretto fra le due realtà («non può negarsi che tra la società Sise e la società consortile Seus si sia perfezionato un trasferimento d’azienda, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2112 c. c.»), ma addirittura reintegra il lavoratore licenziato (l’ex capo del personale della Sise) e ne impone l’assunzione in Seus, dando ragione alla tesi del ricorrente che parlava di «illegittimità del licenziamento intimato dalla Sise, in quanto inteso alla elusione delle garanzie previste dall’art. 2112 c. c. nel caso di trasferimento d’azienda».

Insomma, ma il numero è 118 o 666?!?

Pubblicato su Sud, a. I, n. 6, 17 dicembre 2010, p. 7

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