2050, odissea nella ricchezza (per il Nord del pianeta)

Scritto da: il 27.09.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

L’analisi previsionale di medio-lungo corso è disciplina di grande fascino. Non è semplice cercare di comprendere come sarà il mondo fra 30, 50 o 100 anni, ma già il solo sforzo in tal senso è degno di attenzione. Nel pieno solco della bella tradizione statunitense in campo forecast, per così dire, colpisce la pubblicazione, per i tipi della Einaudi di Torino, di 2050. Il futuro del nuovo Nord, lucida e netta ipotesi su come potrà essere la Terra fra circa 40′anni. Ne è autore Laurence C. Smith, docente di Geografia e di Scienze della Terra e dello Spazio alla University of California in Los Angeles, la mitica Ucla. Per inciso, il geografo californiano nel 2007 ha presentato un dettagliato rapporto al Congresso degli Stati Uniti sui probabili effetti del cambiamento climatico sul Nord del pianeta. Il suo lavoro ha avuto poi grande risalto al Fourth Assessment Report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite.

Lo studio di Smith individua quattro precise forze motrici destinate a cambiare il mondo: innanzitutto la tendenza demografica, poi la crescente domanda di risorse naturali, i cambiamenti climatici in corso e la globalizzazione. Chiaro che con la popolazione mondiale in vorticosa crescita il costo delle risorse naturali, dal petrolio alla stessa vitalissima acqua, non può che aumentare. Che futuro è ragionevole ipotizzare per l’umanità, quindi?

Le previsioni di Smith per certi versi sono molto dure:  le Nazioni più vicine al Circolo Polare Artico diventeranno sempre più ricche, potenti, politicamente stabili ed influenti, mentre i Paesi più vicini all’Equatore dovranno affrontare i drammatici problemi della carenza idrica e dell’invecchiamento della loro abnorme popolazione, costretta a vivere in megalopoli sempre meno umane e per di più minacciate perennemente da alluvioni, in un rapporto sempre più rischioso con mari e fiumi. A Nord, invece, soprattutto in Scandinavia e Canada, la pressione globale trasformerà le Nazioni artiche in un luogo di frenetiche attività, di maggior valore strategico e di sempre più grande importanza economico-finanziaria.

Il tutto sarà poi anche implementato dal rinnovato appeal del Polo Nord, che con il progressivo scioglimento dei ghiacci artici sta divendendo cruciale per le nuove rotte apertesi e per le risorse naturali che stanno per rendersi disponibili. Della nuova situazione, ovviamente, non potranno che avvantaggiarsi i Paesi scandinavi, che, se durante il Novecento sono stati il vero cuore del mondo per la produzione culturale, per il Welfare State e per la rapida evoluzione delle loro civilissima società, nel prossimo futuro saranno definitivamente consacrate motore economico del pianeta.

  • Giuseppe Lazzaro Danzuso

    Quel che l’autore non dice è che, nel frattempo, il nord del mondo sarà stato completamente acquistato dai cinesi…

  • http://thelorereport.blogdo.net Carlo Lo Re

    Ma insomma, non esageriamo, per il momento stanno cercando di comprare un pezzettino d’Islanda … Appena lo 0.2% del territorio … Certo che si comincia così e si finisce con il parlare mandarino in pieno Polo Nord, capisco i rischi …   :  )))

  • paolo majolino

    Ha ragione l’amico Giuseppe; nel mio articolo ‘Il Buon Padre di Famiglia’, pubblicato il 5 novembre 2010 (duemiladieci), avevo già previsto ‘questa’ Cina e diverse altre cose (per leggerlo http://www.majolino.it) e chi ha creduto alle mie argomentazioni ha guadagnano un bel pò dall’aumento dell’oro (alcuni poi hanno provato a ‘ringraziarmi’).
    Ciò che aggiungo ora è che la Francia sta competendo, anche in forza della debacle della G.B., per un nuovo colonialismo (nei fatti, a mio sommesso giudizio, non hanno mai smesso di attuarlo) ed oltre ad egemonizzare il mondo monopolizzando le catene dei super/iper mercati (oramai hanno il solo competitor americano Wall Mart che, buon per loro, si è autoconfinato escludendo al momento mire europee), solo ultimamente hanno dato modo di vedere concretizzata la presuntuosa prepotenza intervenendo in Costa d’Avorio e ‘risolvendo’ la ‘guerra del cacao’ in favore delle m ultinazionali e per far ciò hanno detronizzato il Presidente che aveva l’unica colpa di pretendere da quest’ultime una tassa che avrebbe comportato un introito annuo di 1,3 mln di dollari (non pochi per un tale Paese); quando le multinazionali stavano per cedere ecco che le forze speciali effettuano un blitz(?!?) in un Paese terzo !?! Ed ancora, la guerra in Libia è dovuta a DUE ragioni: 1) l’assenza della Total nell’area magrebina, storicamente ‘guidata’ dalla Francia; 2) Gheddafi ha preteso che dal 2012 il petrolio e gas libico fosse pagato col dinaro oro e questo status è impensabile per gli USA perchè se è messo in discussione che non è più il dollaro la moneta di scambio internazionale, in meno di 24 ore crolla tutto il sistema (amen) basato sul capitalismo egemone USA(e getta).Ricordo agli smemorati on inconsapevoli dei fatti economici sottostanti alle guerre che stessa sorte toccò a Saddam Hussein il 2001 allorquando decise che dal 2002 voleva essere pagato il petrolio iracheno in… euro!

  • http://thelorereport.blogdo.net Carlo Lo Re

    Concordo sul fatto che pensare di soppiantare il dollaro con altra valuta negli scambi internazionali sia a dir poco insalubre per chi ci prova …

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