Accordo LibDem/Cons, perché sì, perché no

Scritto da: il 10.05.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

La fase di stallo della politica interna britannica continua dopo la vittoria senza maggioranza assoluta dei conservatori alle elezioni generali di giorno 6. Ora è il momento del dialogo con i rivali storici liberaldemocratici, gli eredi dei whig. Ma è realistico puntare su di un accordo fra due formazioni invero così distanti fra loro? Di seguito cercherò di analizzare i punti di contatto (pochi) e di distanza (molti e pesanti) fra David Cameron e Nick Clegg.

Intanto occorre preliminarmente evidenziare come i Liberal Democrats siano un partito radicale e progressista che lungo l’asse destra-sinistra di certo si colloca a sinistra, forse anche alla sinistra del New Labour. Detto questo, veniamo agli odierni punti di contatto con i conservatori, che sostanzialmente sono la passione ecologista e per le libertà civili, la riforma della scuola e l’idea di Stato leggero. Ma qui si fermano le convergenze. Ed iniziano le gravi divergenze, su questioni di assoluta importanza ideale.

Il primo punto di distanza è la riforma elettorale. I LibDem sono per un sistema elettorale proporzionale, i conservatori non ne vogliono nemmeno sentir parlare e difendono a spada tratta il classico maggioritario puro British style.  Concedere il proporzionale a Clegg potrebbe rappresentare per Cameron il grande sacrificio da fare per chiudere l’accordo, ma la base capirebbe?

Vi è poi l’Europa a dividere i due in maniera radicale. Clegg è un convinto europeista e vorrebbe addirittura ragionale su di un ingresso del Regno Unito nell’eurozona, Cameron è contrario in maniera viscerale. Su questo terreno nessun accordo è neanche alla lontana ipotizzabile.

Anche sul deficit di bilancio le divergenze sono sostanziali. Per sostenere la ripresa economica i liberaldemocratici vorrebbero aspettare a tagliare, i conservatori invece sono per una immediata riduzione della spesa pubblica. Un terreno di intesa è possibile su questi temi, per carità, ma certamente non solidissimo.

Sulla difesa, poi, vi è un’altro grande cuneo ideologico. Clegg vorrebbe cancellare il programma nucleare Trident ed è contrario alle centrali atomiche. Opposta la visione di Cameron, che anzi punta sulla costruzione di centrali di nuova generazione.

Ciò considerato, è possibile che il due giovani leader troviano un accordo? La politica è l’arte della mediazione e tutto può essere, ma certo un governo LibDem/Cons nascerebbe con una fragilità tale da non garantire nessuna governabilità al Regno. Che all’incertezza proprio non è abituato.

Nick Clegg e David Cameron

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