Attacco a Berlusconi, ma la scorta che faceva?

Scritto da: il 14.12.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Capisco che Silvio Berlusconi, nel suo desiderio/bisogno di non perdere il contatto con la gente, ami fare ogni tanto qualche bagno di folla. Capisco anche che, di conseguenza, la sua sicurezza personale sia materia molto difficile da gestire e non invidio le sue guardie del corpo, che fin qui, in anni ed anni di lavoro, si erano sempre comportate in maniera egregia. Mi chiedo però se quel che è accaduto non fosse in qualche modo evitabile. Anche durante i momenti di contatto con i simpatizzanti, infatti, un uomo politico dello spessore di Berlusconi va protetto almeno da un ultimo cerchio di agenti, che serve proprio ad impedire che si avvicini qualche male intenzionato, anzi, per l’esattezza, che chi è già vicino al soggetto da difendere non faccia gesti inconsulti.
Insomma, tutto il rispetto per la difficoltà del ruolo, ma la scorta del premier stavolta ha sbagliato, ha lasciato troppo spazio  sguarnito davanti a Berlusconi ed è stata anche molto lenta a reagire.
È andata miracolosamente bene, grazie a Dio, ma per il futuro, mutuando una classica terminologia calcistica, con un’area così affollata sarà meglio cambiare modulo di difesa.

Berlusconi sanguinante dopo l'aggressione

Berlusconi sanguinante dopo l'aggressione e, a destra, Massimo Tartaglia, l'ingegnere psicolabile autore del folle gesto

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