Alcune considerazioni sul Premio Nobel

Scritto da: il 13.10.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

L’idea di un premio internazionale di grande valore, in breve divenuto il più importante sul pianeta, venne ad Alfred Nobel sul finire della sua umana avventura e fu istituito in seguito appunto alle ultime volontà dello scienziato svedese, inventore della dinamite, firmate al Club Svedese-Norvegese il 27 novembre 1895 a Parigi.

La prima assegnazione dei premi risale al 1901 (Nobel era nel frattempo morto, per l’esattezza il 10 dicembre del 1896), quando venne assegnato il premio per la Pace, per la Letteratura, per la Chimica, per la Medicina e per la Fisica. Dal 1969 si assegna anche il premio per l’Economia, che tecnicamente non è un vero e proprio Nobel. La sua corretta denominazione è infatti Bank of Sweden Prize in Memory of Alfred Nobel (Premio della Banca di Svezia in Memoria di Alfred Nobel).

L’importanza del riconoscimento è indiscussa ed indiscutibile. Ma ciò non può garantire i membri del comitato che sceglie i premiati da critiche, a volte non del tutto sterili.

Anche quest’anno, ad esempio, il premio per la Letteratura è andato ad un autore sconosciuto ai più e fors’anche ai meno. L’opera di Herta Müller, scrittrice romena di lingua tedesca, può  infatti avere un grande valore simbolico, ma da un punto di vista squisitamente stilistico non è e non sarà mai fra i classici dell’umanità.

Insomma, ancora una volta gli accademici di Svezia hanno compiuto una scelta basata più su di un punto di vista politico che stilistico. Liberissimi di farlo. Ma libero anche chi non condivide tale impostazione di criticarla.

Per inciso, appare ormai davvero troppo asfittica la chiusura agli scrittori statunitensi mostrata dagli svedesi. Philip Roth o Cormac McCarthy avrebbero meritato il Premio Nobel mille volte più della Müller, di Jean-Marie Gustave Le Clézio o di Dario Fo, per citare alcune delle scelte più chiacchierate dell’ultima dozzina d’anni. E che dire di una narratrice come la canadese Alice Munro? Deliziosa e deliziosamente ignorata. Eppure scrive bene come pochi  altri al mondo.

E veniamo all’altra “pietruzza dello scandalo”, il Nobel per la Pace (che viene assegnato ad Oslo, nonostante taluni colleghi giornalisti si ostinino a parlare anche in questa occasione di Stoccolma), che dopo anni di scelte discutibilissime è appena andato al presidente statunitense Barack H. Obama. Più che un Nobel per la Pace lo definirei un future sulle capacità di Obama di pacificare aree del pianeta in guerra da decenni. Peccato che, con buona probabilità, prima della fine del suo  corrente mandato Obama sarà costretto a muovere guerra all’Iran. O, quantomeno, ad approvare e permettere un attacco preventivo israeliano contro gli impianti atomici iraniani.

Ed anche se, in un eccesso pacifista che sarebbe imperdonabile ad un uomo con le sue responsabilità, decidesse di svincolarsi definitivamente da Iraq ed Afghanistan, ignorare la minaccia iraniana e proseguire nel pericoloso dialogo con la Corea del Nord, Obama non favorirebbe certo la pace, ma l’instabilità più completa del pianeta.

Insomma, da qualunque parte lo si guardi, il premio al presidente americano sembra proprio  una conseguenza dell’imperante “obamamania”. Maggiore ponderazione avrebbe condotto a ben altre scelte più largamente condivisibili.

Alfred Nobel

Alfred Nobel

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple