Alcune osservazioni sulla splendida analisi di Paolo Panerai sul futuro della Sicilia

Scritto da: il 10.08.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Forse non dovrei dirlo, visto che da tanti anni ormai collaboro con testate del gruppo Class di sua proprietà, ma quando uno ha una passione o una profonda convinzione è giusto professarla: ho sempre ritenuto l’editore e giornalista economico Paolo Panerai un uomo semplicemente geniale. Intanto per le grandi intuizioni editoriali avute (il giornalismo sulle professioni tipico di Italia Oggi e l’informazione finanziaria di MF, sul cui dorso siciliano ho l’onore di scrivere), ma anche per le analisi puntuali ed articolate della realtà economica del mondo e del nostro Paese alle quali ci ha abituati da anni nella sua rubrica “Orsi & Tori”, appunto su MF. Confesso che al sabato è la prima cosa che leggo, per fare il punto sulla settimana appena conclusasi e magari mettere a fuoco qualche idea per quella che verrà.

E così, lo scorso week end grande è stato il mio piacere nel leggere il suo lungo editoriale dedicato alla nostra Isola, un pezzo che consiglio a tutti (è uscito su Italia Oggi, ma anche su Milano Finanza, nel numero che rimane in edicola una intera settimana), lucido, senza fronzoli, spietato nell’esprimere quel che è la situazione siciliana e ciò che occorre fare per ridare un minimo di speranza a questa terra.

Il timore di Panerai, da me perfettamente condiviso, è che non bastino certo i miliardi di euro dei fondi Fas in arrivo in Sicilia e la tanto attesa Banca del Sud per risollevare un tessuto socio-economico ormai a brandelli.

Panerai individua nell’immobilismo della pubblica amministrazione, ovvero nel fatto che nessun funzionario firmi più nessuna autorizzazione per nessun progetto, il peggiore freno allo sviluppo della nostra Isola. Sacrosanto.

Ma l’editore toscano individua anche un’altra responsabilità ed indica una soluzione: in Sicilia, colpa il clima da secoli irrespirabile per gli effluvi mafiosi, ogni essere vivente è, in quanto vivente, sospetto, sospettabile e sospettato. In un perverso e pervertito ribaltamento dei principi liberali, il cittadino perbene dell’Isola è comunque considerato in qualche modo colpevole di qualcosa fino a prova contraria. In primo luogo politici ed amministratori. Che, quindi, si guardano bene dal fare alcunché, onde evitare che al pregiudizio dell’inquirente possa andare incidentalmente ad aggiungersi qualche elemento più concreto per una eventuale incriminazione.

La soluzione? Semplice, anche se antipatica alle orecchie di molte “anime belle” in Sicilia: uscir fuori dalla logica emergenziale ed applicare il sano principio liberale che ognuno è innocente fino al prova contraria, non l’esatto opposto. In più, Panerai suggerisce di estendere l’utilizzo, inaugurato da Raffaele Lombardo nella sua giunta, di magistrati con compiti amministrativi. Si può essere pro o contro l’operato di Massimo Russo quale assessore alla Sanità, ma la prova di mettere un giudice alla guida di un assessorato regionale in Sicilia andava fatta. E secondo Panerai va addirittura fatta ancora meglio, con altri giudici in altri punti nevralgici dell’amministrazione dell’Isola.

Detto questo però, da giustizialista convinto quale sono, non posso non sottolineare come la splendida analisi di Panerai, per quanto assai lunga, non abbia purtroppo avuto spazio per dire  qualcosa anche su quello che a mio avviso è il vero cancro della Sicilia e del Meridione d’Italia tutto: la microcriminalità.

La mia è una opinione estrema e criticabilissima, per carità, ma in tre anni circa di definitivo rientro nell’Isola, dopo venti primavere Altrove, ho visto la Sicilia, e segnatamente Catania, peggiorare di settimana in settimana quanto a sviluppo economico, sviluppo umano, qualità della vita. Il tutto per una insicurezza personale che ormai, soprattutto per  i più deboli, è senza mezzi termini drammatica.

Ottima l’analisi di Panerai e giuste le sue proposte da sincero liberale, ma da Roma compresa in giù, diciamolo fuori dai denti, non ci sarà mai vero sviluppo economico senza una reale protezione fisica del cittadino e della sua proprietà. Protezione che più si va a Sud e più si assottiglia. Fino ad essere praticamente inesistente in Campania, in Calabria, in Sicilia.

Che fare quindi? Da anni ormai mi arrovello a ragionare sulle soluzioni possibili per il rilancio della terra in cui sono nato, una terra che non ho mai amato troppo in tutta onestà (l’ho abbandonata giovanissimo per studiare a migliaia di chilometri di distanza), ma che ha messo al mondo me e decine di persone che amo e quindi, right or wrong, qualcosa le devo pure.

Soluzioni possibili, dicevo … Tutto inutile … Ovvero, ve ne è una sola, preliminare, dalla quale non si può affatto prescindere: la risoluzione definitiva del problema criminalità.

Senza la mano pesante, pesantissima nei confronti di chi quotidianamente vessa i più deboli non c’è speranza alcuna per il Sud Italia.

Catania, e non solo, da anni è ormai in balìa di violenti ed abusivi di ogni tipo. Abusivi della vita che rendono un inferno l’esistenza della gente onesta, delle donne sole, degli anziani. Quotidianamente si assiste a scippi violenti, rapine, furti d’auto ed in casa, incidenti d’auto mortali causati dall’immonda arroganza di chi considera la vita altrui alla stregua dello sterco.

Bene, cominciamo a considerare alla stessa stregua la loro. Cominciamo a considerare uno scippatore che spezza un femore ad una anziana (di fatto accorciandole la vita di molto) come un mostro di cui non avere pietà alcuna.

E nessuno salti su a parlare di motivazioni, di perché, di comprensione dei fenomeni criminali vari ed eventuali. Basta con il giustificazionismo sociologico. Una bestia è una bestia e va fermata, resa inoffensiva per sempre. Senza interesse alcuno sul perché sia diventata una bestia. Senza giustificazioni ed attenuanti di sorta. Senza l’idea, fonte di dolore per tanti innocenti, che una belva possa essere recuperata.

Modifichiamo i codici, abbassiamo l’età della punibilità dei minori (un dodicenne di oggi non è un dodicenne di cinquant’anni fa, sia chiaro), valutiamo i reati contro la persona (dallo scippo compreso in su) quali reati gravissimi da punire con la massima severità senza attenuanti e patteggiamenti, applichiamo la tolleranza sottozero nei confronti di tutti i pregiudicati, sul modello della legislazione Clinton negli Usa (Third Strike).

Solo così riusciremo a risollevarci. Solo così il Pil della Sicilia e delle regioni meridionali riuscirà finalmente a crescere. Ad esempio attraendo i milioni di turisti che oggi, temendo di fare la fine della due povere finlandesi aggredite selvaggiamente in pieno centro a Palermo qualche giorno fa per pochi spiccioli, preferiscono mete meno belle ma certo più sicure della Sicilia.

Paolo Panerai

Paolo Panerai

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