Alle primarie in Puglia stravince Vendola, ennesima figuraccia che conferma lo stato confusionale del Pd

Scritto da: il 25.01.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Con occorreva essere un genio della politologia o un mago dei sondaggi per prevedere il plebiscito che ieri ha investito il presidente in carica della Regione Puglia Nichi Vendola. Su circa 192mila votanti alle primarie democratiche, oltre il 70% dei consensi è andato a Vendola e meno del 30% all’economista Francesco Boccia (per inciso, ottima la sua proposta di legge di settembre per vietare che gli enti locali investano in derivati), deputato Pd sostenuto dai vertici del partito.

Francamente, fatico a capire la ratio di una prova di forza il cui esito era a mio avviso scontato. Il trionfo di Vendola per il Pd assume quindi i contorni dell’ennesima figuraccia, stavolta cercata, ambita, agognata mi vien da dire. Perché Vendola ha operato bene in questi anni a capo della Regione Puglia ed è stato davvero miope cercare un’alternativa per poter chiudere un accordo elettorale con l’Udc.

Quanto proprio all’accordo con Pier Ferdinando Casini, questo in primo luogo – ricordiamolo – a livello complessivo è stato compromesso dall’aver supinamente accettato la fuga in avanti di Emma Bonino nel Lazio, avallandone la candidatura a presidente della Regione. Nicola Zingaretti sarebbe stato un ottimo candidato per via della Pisana. E si sarebbe potuto battere contro la Renata Polverini ad armi pari. Mentre la Bonino perderà con uno scarto di voti impressionante. Per tacere del fatto che la Bonino è una radicale, ossia l’esponente di un partito che si è battuto per l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (quello che impedisce il licenziamento senza giusta causa alle aziende che hanno oltre 15 dipendenti) e che privatizzerebbe anche l’aria, mentre la Polverini è il segretario generale dell’Ugl. Quindi, semplificando, il centrosinistra nel Lazio presenterà un candidato di pura destra economica e il centrodestra presenterà una sindacalista. Senza parole … Lo vada a chiedere il voto agli operai nel Lazio il Pd …

Tornando alla Puglia, che senso ha avuto per il centrosinistra mettere in dubbio la candidatura di un ottimo presidente di Regione in carica? E, soprattutto, perché i vertici del Pd hanno voluto le primarie quando era assolutamente evidente che la loro posizione sarebbe uscita perdente? Che si tratti (ancora) dell’usuale problema di scollamento del Pd con la realtà, con la gente? Problema che con l’elezione di Pier Luigi Bersani a segretario  (che io ho fortemente sostenuto) si sarebbe dovuto risolvere, ma probabilmente ancora c’è da lavorarci un po’ su. Insomma, molta confusione in casa Pd, diciamolo chiaro. E pessima gestione dei primi passi in vista delle Regionali 2010, che si preannunciano dure assai per Bersani.

Intendiamoci, non è che in casa Pdl le cose siano molto diverse, solo che il Popolo della Libertà non organizza primarie. Il pasticcio del Veneto è sotto gli occhi di tutti. Non ricandidare alla presidenza l’ottimo Galan è una mossa senza senso. E, mi verrebbe da dire, con tutto il radicamento della Lega Nord, non è che delle eventuali consultazioni preventive fra Giancarlo Galan e Luca Zaia sarebbero vinte da quest’ultimo a mani basse. Tutt’altro. Ma, come dicevo, il Pdl non fa primarie …

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