Ancora sulla cattura di Karadzic: alcune considerazioni (quasi) storiche sul ruolo dei servizi segreti serbi

Scritto da: il 29.07.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Proviamo a scavare un po’ dietro l’arresto “ad orologeria” di Radovan Karadzic. È assi probabile che la genesi del rivoluzionario passo avanti verso la normalizzazione della Serbia (Paese che oggi giustamente ambisce ad entrare nell’Unione Europea) sia tutta nella recente vittoria del moderato Boris Tadic, leader del Demokratska stranka (Ds, Partito democratico), alle presidenziali di gennaio-febbraio. Vittoria successiva alla rottura dell’alleanza poco naturale tra il Ds, appunto, e il Dss (Demokratska stranka Srbije) dell’ex presidente ed ex primo ministro Vojslav Kostunica, nazionalista che per troppi anni la comunità internazionale ha considerato un moderato solo perché anti Milosevic. A luglio poi, è nato un governo progressista e programmaticamente filoeuropeo guidato da Mirko Cvetkovic, che ha subito rimosso dal vertice dei servizi segreti Rade Bulatovic, uomo di fiducia di Kostunica, nonché ultimo cane da guardia di un oscurissimo centro di potere.

La cattura di Karadzic, il feroce leader dei serbi di Bosnia durante la guerra, si può quindi tranquillamente inserire in tale contesto di profondo rinnovamento delle Istituzioni serbe, anche (e soprattutto) di quelle di Intelligence. Il passo è importantissimo perché chiarisce oltre ogni ragionevole dubbio la volontà dell’attuale leadership serba di chiudere con il sanguinoso recente passato e farla definitivamente finita con apparati risalenti al tempo in cui ancora comandava Milosevic.

Nell’era Milosevic e negli anni del post Milosevic, infatti, era sorto un vero e proprio Stato parallelo, un triangolo fra servizi di sicurezza deviati, mafie balcaniche e politici ancora legati al vecchio satrapo. Al cuore di questo sistema vi era fino a poche settimane fa il ramificatissimo Sdb (Služba državne bezbednosti), il Servizio di sicurezza dello Stato, che tramite una fitta rete di società create ad hoc, vere e proprie scatole cinesi, era divenuto una sorta di holding criminale con interessi nel traffico di armi, droga e petrolio e con pingui conti in banche cipriote e macedoni.
All’epoca del pieno caos balcanico, il traffico di armi era incredibilmente appannaggio di tre agenzie governative: il servizio del ministero degli Esteri, il Sid (Služba za informacije i documentacije), la polizia politica del ministero dell’Interno, l’Sdb di cui sopra, ed il potente controspionaggio, il Kos (Kontrabašajna služba). A coordinare il tutto, Milosevic aveva posto due uomini a lui devoti, Mihalj Kertes Bracika, capo della dogana, e Jovica Stanisic, il responsabile dei servizi di sicurezza del ministero degli Interni.
Cani da guardia dell’intero sistema erano poi i cosiddetti Berretti rossi, feroce unità paramilitare creata ad inizio anni Novanta da Franko Simatovic, un giovane ufficiale dell’Intelligence ultranazionalista. Il giovane era in grado di incutere timore financo a Ratko Mladic, il che è tutto dire.

Subito dopo gli accordi di Dayton, nel 1995, i Berretti rossi furono trasformati da Milosevic in una forza regolare sotto il suo personale controllo, un nucleo speciale dei servizi di sicurezza, il Jso (Jedinica za specijalne operacije), l’Unità per le operazioni speciali. Insomma, un corpo d’elite del ministero degli Interni assolutamente deviato, implicato nell’omicidio del premier moderato Zoran Djindjic, nel marzo del 2003.
Rade Bulatovic – nominato nel 2004 da Kostunica al vertice del Sdb “riformato” e ribattezzato col nome di Bia (Bezbednosno informativna agencija), Agenzia per la sicurezza e le informazioni – era (si spera) l’ultimo dei ras ultranazionalisti al potere. Di certo era il più influente. La sua rimozione quale settimana fa ha condotto al rapido arresto di Karadzic, segno evidente che la copertura dell’ex presidente serbo-bosniaco era nota da tempo.

Ora sarebbe logico attendersi, quale atto conclusivo della peggiore pagina della recente storia europea, la cattura del generale Ratko Mladic. Perché è bene chiarire un concetto: vero è che nella vicenda balcanica non tutto il Male sta dalla parte dei serbi, tutt’altro, ma di certo i loro leader si sono macchiati di crimini così immondi che devono comunque pagare. Di persona. Non l’intero loro popolo …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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