Arriva il DebtRank, nuovo indice per valutare il rischio sistemico della finanza globale

Scritto da: il 30.10.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Contro i rischi della finanza globale, vera responsabile della lunga crisi in corso dal settembre 2008, potrebbe arrivare un indice di valutazione dell’importanza dei “nodi” della rete che collega fra loro le innumerevoli istituzioni per comprendere in anticipo quali di essi, in caso di default, potrebbero innescare una crisi del sistema nel suo complesso. Denominato DebtRank, è davvero il primo esempio di una metodologia, certo perfettibile, in grado di stabilire quali siano i nodi sistemici di maggior peso in una rete di dimensioni ormai ciclopiche.

Facciamo un esempio pratico. I gravi problemi di Stati come Grecia (Paese medio-piccolo sotto il profilo economico) o Spagna (Paese medio) hanno messo a repentaglio un colosso come l’Unione europea, rischiando altresì di estendere gli effetti nefasti del crollo al resto del pianeta. È ciò che si intende per rischio sistemico, strettamente connesso alla fittissima rete di esposizioni che da decenni ormai collega in maniera inestricabile (o, comunque, ben difficilmente, districabile) le migliaiai di istituzioni finanziarie publiche e private operanti nel mondo.

Uno studio congiunto del Politecnico di Zurigo e dell’Istituto per i sistemi complessi del Cnr di Roma, presentato sulle pagine di Nature Scientific Reports, avanza ora l’ipotesi di un indice in grado di effettuare una valutazione sul rischio sistemico della finanza globale. DebtRank l’hanno chiamato. Fondamentale l’individuazione di quelle istituzioni finanziarie «sistemicamente importanti», vale a dire quelle «troppo centrali per fallire», che potrebbero innescare un default (appunto) sistemico.

«Per elaborare il nuovo indice», si legge nello studio, «i ricercatori hanno fatto riferimento a una grande mole di dati, ivi compresi quelli (fino a poco tempo fa gelosamente tenuti riservati) delle istituzioni private e degli stati degli Usa che nel periodo marzo 2008 – marzo 2010, quello più acuto per la gli equilibri finanziari statunitensi, hanno ricevuto aiuti da parte della Us Federal Reserve Bank (Fed) attraverso programmi di prestiti di emergenza, compresa la cosiddetta Discount Window Fed. Si tratta del primo insieme di dati a disposizione del pubblico in merito alle esposizioni finanziarie, giorno per giorno, tra una banca centrale e un ampio insieme di istituzioni nell’arco di diversi mesi».

Sono stati analizzati, ad esempio, i prestiti concessi dalla Fed nel corso del tempo. Dopo di che, i ricercatori sono passati a valutare la distribuzione del debito nel tempo tra le diverse istituzioni, incrociando i dati a disposizione con quelli sulle relazioni di partecipazione azionaria fra le varie istituzioni, onde capire la struttura della rete di dipendenze tra le quelle che hanno ricevuto finanziamenti. Ancora si tratta di una goccia nel mare nell’immane lavoro di comprendere le perversioni della finanza globale, ma di certo il tentativo è lodevole.

 

Il Federal Reserve Building sulla Constitution Avenue a Washington (AP Photo/J. Scott Applewhite)

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