Secondo l’agenzia stampa Dire, sarebbero pronti brand e logo del nuovo movimento di Silvio Berlusconi. La scelta del premier sarebbe caduta su “Italia”, un marchio semplicissimo, diretto, di sicuro effetto ed impossibile da dimenticare anche per l’elettore meno acculturato. Una sorta di uovo di Colombo, dunque, che dovrebbe soppiantare l’ormai logoro Pdl, azzeccatissimo considerando una finestra temporale assai stretta (autunno 2007-primavera 2008), ma usuratosi velocemente, anche complice la diaspora finiana.
I punti di forza di un simile brand sono ovvi: nel 150° anniversario dell’unità del Paese chiamare un partito politico “Italia” è sicuramente una idea vincente, che trasmette positività ed ammicca a quel che resta del nazionalismo degli italiani.
L’unico dubbio rimane sulla liceità dell’operazione. Perché utilizzare il nome del Paese per indicare uno specifico partito non è il massimo della classe, diciamolo pure. L’ha fatto con grande successo Vladimir Putin con Russia Unita, ma Berlusconi non potrebbe utilizzare l’aggettivo senza attirare su di sé le ire dei leghisti. Ed ecco quindi che il Cav. tira fuori dal cilindro il solo nome della Patria, somma sineddoche. Il tutto per la parte. Anzi, per il partito …