Arctic Oil

Scritto da: il 04.08.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Nel mentre mercoledì 30 luglio a Reykjavik, capitale dell’Islanda, i meteorologi registravano la più alta temperatura (25.7° C) dal 1870 (solo nel 1939, in un’altra area dell’isola, erano stati raggiunti i 30.5 °C), in Canada una lastra di ghiaccio di 20 chilometri quadrati andava alla deriva nel Mare Glaciale Artico, come documentato dalle immagini del satellite Radarsat-1. E sono state anche evidenziate profonde fratture nell’isola di Ellesmere, da cui l’enorme massa di acqua ghiacciata si è separata.

Gli scienziati (secondo i quali si tratta della più grande rottura dal 2005, quando la piattaforma di ghiaccio Ayles, estesa su 60 chilometri quadrati, si staccò sempre nei pressi di Ellesmere) temono ora che l’evento possa ripetersi a causa del riscaldamento delle acque. Pare infatti che vi siano nuove e pericolose fratture nella zona di Ellesmere ed oltre all’enorme lastra si sono staccati altri consistenti pezzi di ghiaccio, tra cui un segmento di circa 4 chilometri quadrati.

Personalmente non sono un accanito sostenitore della tesi del global warming, tutt’altro. Anche uno dei maggiori esperti al mondo in materia, Derek Mueller, un ricercatore della Trent University in Ontario, è molto cauto sul riscaldamento globale quale causa di quest’ultima frattura, anche se sottolinea come le attuali condizioni climatiche del pianeta non consentano certo la ricostruzione della calotta polare. Del resto, è dagli anni Trenta che l’enorme piattaforma di ghiaccio Ward Hunt (440 chilometri quadrati, vi apparteneva anche la lastra staccatasi in questi giorni) si rimpicciolisce progressivamente.

Al di là delle cause, che gli scienziati indagano spesso con opinioni assai diverse, il caso di Ellesmere evidenzia come il Polo Nord stia davvero progressivamente mutando il suo aspetto. Il che ha implicazioni geopolitiche di grande rilevanza. La possibilità di estrarre il petrolio che sta sotto la calotta polare, ovvero di utilizzare a fini strategici le nuove rotte ora navigabili, sta infatti infuocando le diplomazie dei Paesi artici (http://www.carlolore.it/io_febbre_al_polonord_1.htm). Prima vi era solo ghiaccio di cui quasi nessuno rivendicava la sovranità. Ora stanno lottando strenuamente per il controllo dell’area. L’usuale potenza del petrolio …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple