Asilo politico, un convegno a Catania

Scritto da: il 23.06.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Si è tenuto ieri pomeriggio presso l’aula magna della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Catania un interessante convegno, organizzato dall’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) insieme al Centro di documentazione europea della Facoltà di Giurisprudenza, sul “Trattamento del richiedente asilo e del rifugiato nell’ordinamento italiano”.
Relatori dell’incontro il professor Dino Rinoldi, della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica “Sacro Cuore” di Piacenza, ed il professor Fulvio Vassallo Paleologo, ordinario presso la Facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

Dino Rinoldi ha esordito evidenziando, tra continue frecciate al ministro dell’Interno Maroni, come l’annunciata determinazione del Viminale nel disporre il respingimento dei clandestini alla frontiera o in acque internazionali violi, in un sol colpo, la normativa nazionale, costituzionale, europea ed internazionale.

Anche Fulvio Vassallo Paleologo non ha mancato di criticare i proclami populistici e fuorvianti di talune formazioni politiche – che equiparano, nei numeri e nelle proporzioni, gli sbarchi dei clandestini ad altrettante concessioni di asilo politico – perché, statistiche alla mano, è provato come la richiesta di asilo non costituisca uno strumento generalizzato ed abusato per conseguire, strumentalmente, un più generale beneficio di permanenza sul nostro territorio nazionale.

Esiste infatti un esame giurisdizionale, di primo grado e di appello, che seleziona i casi meritevoli di tutela ed ogni ulteriore limitazione del diritto di asilo sarebbe eccessiva ed ingiustificata.

Il prof. Vassallo Paleologo ha anche posto l’attenzione su alcuni effetti deleteri della introduzione del reato di immigrazione clandestina, che, anziché limitarla, la renderebbe ancora più “clandestina”, peraltro disincentivando i perseguitati a presentarsi spontaneamente agli sportelli delle Questure per iniziare l’iter per la concessione dell’asilo politico o dello status di rifugiato.

Dopo un primo dibattito con gli intervenuti, hanno preso la parola gli altri invitati all’incontro. Paolo Cancemi, referendario alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha aggiornato i presenti sulla corrente giurisprudenza della Corte, esponendo una serie di vicende processuali.

Antonella Basilone, funzionario dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha offerto uno sguardo sull’impegno dell’Istituzione nel 1) fornire le informazioni base presso i centri di prima accoglienza, 2) monitorare le condizioni di accoglienza, l’accesso alle procedure da parte dei richiedenti e le prassi adottate dall’amministrazione statale per riscontrare la conformità alle previsioni legislative, e 3) controllare il funzionamento dei Centri permanenti per richiedenti asilo (Cara), dei progetti del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprara) e dei centri di identificazione e di espulsione.

Marisa Acagnino, consigliere della Corte d’Appello di Catania,  ha esteso il dibattito sugli aspetti processuali relativi a casistica e competenza giurisdizionale, sul riconoscimento dello status di rifugiato politico, sulla richiesta di asilo politico e sul permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Angela Lupo, coordinatrice dello sportello di Catania della onlus Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati) ha parlato dell’attività dell’ente nella tutela di rifugiati ed asilanti, dall’iniziale momento della formazione della richiesta al responso finale, e si è soffermata sulla richiesta di asilo da parte di vittime di violenza “di genere”, in particolare da parte di vittime, reali e potenziali, della barbara usanza dell’infibulazione.

Infine, ha chiuso il dibattito – che ha registrato anche alcuni interventi di Filippo Finocchiaro, rappresentante Asgi – Giovanni Vanadia, consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Catania e console onorario del Bangladesh, che ha evidenziato due importanti problematiche: l’accesso al gratuito patrocinio e la forma della procura.

Presso l’ordine degli avvocati di Catania, ad esempio, giacciono oltre 700 richieste di patrocinio gratuito, non ancora accettate perché i richiedenti sono sforniti di documenti.

È un caso che si verifica spesso tra gli immigrati clandestini. I presupposti di fatto esisterebbero (un reddito inesistente o minimo, dichiarato con autocertificazione), ma non vi sono quelli formali (il documento di riconsocimento che accompagna la firma all’autocertificazione).

Da parte loro, i Consigli dell’Ordine che decidono sulla ammissione al patrocinio a spese dello Stato, almeno finché non cambia la normativa, saranno ancora obbligati a respingere tali richieste, visto anche il preciso formalismo delle disposizioni di legge.

Ma anche il conferimento della procura al difensore, ha notato Vanadia, può dare luogo a problemi applicativi, perché l’attestazione di autenticità dell’avvocato verte, a rigore, sulla veridicità della firma e non sulla identità di chi l’ha apposta.

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