Tutti gli articoli di Carlo Lo Re

Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione..

Sogni giovanili, maturi incubi

Scritto da: il 30.10.14 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
Da giovane, archiviata una lunga stagione di adolescenziale impegno in un movimento cattolico, un po' per rigetto, un po' per reale convincimento, ritenevo l'ordine borghese il peggiore dei mali. Il mio sogno di allora (una ventina d'anni fa, momento più, momento meno) era un chaos diffuso, proveniente dal basso, che togliesse ogni sicurezza ai cittadini appartenenti alla cosiddetta "classe media" (colpevole di non ricordo più che cosa). Tacendo della progressiva scomparsa di quest'ultima, nel tempo ho anche dimenticato che cosa ritenessi con espressioni quali «dal basso». Ma quella dei meccanismi di selezione della mia memoria è un'altra storia, che credo interessi poco. Crescendo, maturando, invecchiando, morendo, ho visto il mondo, e segnatamente la città in cui sono tornato a vivere dopo due decenni Altrove, diventare scenario del mio sogno giovanile. A prescindere dallo scacchiere internazionale (da al-Qaeda alla crisi globale, approdando alla lucida follia dell'Isis), i luoghi in cui viviamo sono divenuti ognuno un piccolo inferno. Le cronache cittadine, a partire dall'ormai quasi quotidiano femminicidio in Italia, lo testimoniano a ogni istante. Ma altro che l'insicurezza diffusa che vagheggiavo in funzione anti sistema. Oggi la paura - liquida (leggete e diffondete Zygmunt Bauman) e non - è come l'aria. La violenza è ovunque. Una abominevole concezione proprietaria dei rapporti ha preso possesso delle menti di molti uomini. E gli Stati liberaldemocratici si sono rivelati il cane da guardia non tanto e non più della classe dei produttori, quanto di un sistema finanziario sovra nazionale che i produttori li vessa tanto quanto i lavoratori. Chiaramente, a farne le spese, come sempre, sono i più deboli. Le donne e i bambini in primo luogo. E gli anziani. Privati del sacro diritto di serenamente dirigere i propri passi verso la dimora definitiva. Danni collaterali anche per qualche sognatore. Che si ritrova a vivere in (non) ...

Strana coppia? No, è l’unica alleanza possibile

Scritto da: il 23.03.14 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
Il giovin premier ha usato la simpatica definizione di «strana coppia» per indicare la convergenza di (diffidenti) posizioni della leader della Cgil, Susanna Camusso, e del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sulle riforme annunciate dal governo. A ben vedere, però, che il sindacato italiano più posizionato a sinistra e la principale unione degli imprenditori la pensino allo stesso modo su questioni politico-economiche non è né una novità, né una singolarità. Nell'Italia degli ultimi decenni, la crescita (un falso mito nel quale personalmente credo poco, ma che comunque, nel contesto di iperliberismo in cui è oggi immerso il mondo intero, permane un indicatore in qualche modo utile per comprendere il livello di benessere di un Paese) si è ridotta (rectius: è stata ridotta) ai minimi termini, con esiti letali sull'occupazione. Gli unici a proporre soluzioni concrete che guardino avanti sono stati i più realisti nella variegata mini galassia comunista e l'organizzazione degli industriali, forte di un ufficio studi che tradizionalmente pone grande attenzione verso i mutamenti - in corso e/o prevedibili - e di diffuse teste pensanti. Inoltre, in un (ormai lungo) frangente storico in cui il capitalismo finanziario sta squassando il pianeta, l'alleanza fra forza lavoro e forza produttiva è forse una delle poche mosse possibili. Ben vengano, dunque, similarità di giudizio e convergenze di analisi fra Cgil e Confindustria. Il nemico comune è una finanziarizzazione del tutto fuori controllo dell'economia. L'obiettivo, anch'esso comune, il progresso di un Paese oggi decenni indietro rispetto al Nord Europa.

Pesaro, nuovo oltraggio all’universo

Scritto da: il 19.03.14 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
Confesso che i fatti di Pesaro continuano a darmi angoscia. La mia sensibilità "guevariana" mi fa realmente soffrire per ogni dolore che subisce un innocente a questo mondo. Ieri un altro affronto alla vittima, un altro affronto all'universo intero: il nemico di Dio sotto processo per aver assoldato dei malviventi per compiere un atto peggiore dell'assassinio ha quasi preteso di derubricare a bravata l'immondo crimine perpetrato. Credo che su questa vicenda, assolutamente dolorosa, dolorosamente assoluta, davvero un Paese dovrebbe interrogarsi su dove stia andando, ma anche sui limiti logici, oltreché morali, del garantismo e dei diritti per i criminali. Le 3 bestie inumane sotto processo a Pesaro, a mio avviso, dovrebbero, previa modifica costituzionale e apposita legge retroattiva, subire dallo Stato quello che hanno fatto subire alla loro vittima. Nessuna altra pena è ipotizzabile, non 20'anni di reclusione, non 30, non l'ergastolo e nemmeno la morte, che, portando, alfine, pace e consolazione, animali del genere non meritano. Per favore, chiunque ritenga che questa mia posizione sia indecente, prima di scandalizzarsi per un attimo si fermi a considerare che sentimenti vivrebbe se Lucia fosse sua figlia. È in occasioni del genere che uno Stato degno di questo nome dovrebbe "tirare una linea" e dire BASTA, dire che da ora in avanti le cose cambieranno sul serio. Invece, assistiamo allo scorrere di fiumi esondanti di inutili parole, alla solidarietà grottesca di chi, pur potendo, nulla fa per arginare il Male che sta divorando la società occidentale, a tante belle quanto sterili celebrazioni per l'8 marzo. Ma nessuno in Parlamento che almeno "faccia la mossa" di tentare di innalzare la pena per un simile reato, magari prevedendo l'ergastolo. L'incapacità della liberaldemocrazia di proteggere i più deboli mi sconcerta sempre più. Come la protervia di chi difende la feccia. [caption id="attachment_12555" align="aligncenter" width="239"] Vincent van Gogh, "Pietà (after ...

Della dannazione dell’interlocutore non riconosciuto

Scritto da: il 02.01.14 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
Un cenacolo di disperati si aggira per Catania. Osservatori interessati delle cose pubbliche (il che è oltremodo legittimo, sia chiaro), palesano alcuni chiodi fissi in maniera da far rasentare il sospetto di turbe della sfera intima. Ma non è certo l'amore per la città del Vulcano che li connota. Tutt'altro. È innanzitutto l'odio verso chiunque porti avanti con dignità il cammino della propria esistenza. L'odio verso l'ordine. L'odio verso chi, combattendo le sue battaglie in nome della sua visione delle cose, alla fine ha vinto la guerra e va avanti per la sua strada, decidendo con determinazione (come da suo carattere). Ma non solo. C'è anche l'odio verso chi, semplicemente, nelle professioni che hanno scelto di esercitare, non li ritiene i migliori, non li ritiene nè di seria A, né di serie B, C1 o C2. Semplicemente non li ritiene. In breve, questi spettri della comunità sono caratterizzati soprattutto dall'odio verso chi non li riconosce come interlocutori. E ciò li fa dannare oltre misura. Perché - estremisti comunisti, neofascisti, anarchici, naziclericali o semplici conservatori timidi che siano -  questi trombati della vita un riconoscimento sociale, seppur minimo, lo anelano, altro che. Come anelerebbero un reddito (altra esigenza più che legittima, per carità) per poter coltivare anche loro qualche passione, qualche vizio. Come tutti, insomma. Ovviamente, non gli è mai passato per la testa di raggiungerlo, il riconoscimento, tramite un impegno serio, che preveda innanzitutto il rispetto degli interlocutori e delle regole condivise. [caption id="attachment_12543" align="aligncenter" width="300"] Pieter Brughel il Vecchio, "Invidia" (1558)[/caption]

Esplosione Pdl e saggezza popolare: ovvero la rivolta di Dudù

Scritto da: il 16.11.13 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
La scissione del Popolo della Libertà cui si assiste in queste ore si può in estrema sintesi spiegare con un celebre detto della romanità: se volevi a gratitudine te pijiavi 'n'cane. Eppure nei decenni Silvio Berlusconi c'ha pure provato a circondarsi solo ed esclusivamente di yes men dalla fedeltà canina. Ma non è bastato. Al dunque (ossia di fronte alla necessità - per il Cav. - di abbandonare i comodi strapuntini offerti dal governo delle larghe intese) non tutti hanno obbedito. Chi per classico attaccamento alla poltrona, chi per un suo vero convincimento politico, molti non hanno aderito alla richiesta di Berlusconi di uscire dalla maggioranza del governo Letta, dando vita alla neonata formazione politica Nuovo Centrodestra (brand si spera provvisorio, onde evitare che Pino Tatarella si rivolti a tempo indeterminato nella tomba). Certo che agli occhi dell'uomo di Arcore lo strappo consumato da Angelino Alfano deve essere parso più strano che ricevere un morso da Dudù, il noto pet di casa Berlusconi. Ma intanto l'ormai ex fedelissimo il coraggio di rompere con il suo padre politico lo ha trovato ed è un fatto che oggi pesa nello scenario italiano. Domani non è detto, ma oggi pesa. Resta da ragionare appunto sulle possibilità future della nuova formazione, soprattutto alla prova (che prima o poi verrà) delle urne. Che Alfano ritenga praticabile "eternare" la politica delle larghe intese è da fantascienza. E allora? A meno di un possente spostamento verso il centrosinistra, sempre con Berlusconi dovrà trattare e da una posizione per lui del tutto inedita, dopo 20'anni di sinergia assoluta. Che Chaos ... Francamente, continuo a preferire il mito greco di Urano, Kronos e Zeus. [caption id="attachment_12528" align="aligncenter" width="300"] Silvio Berlusconi e Angelino Alfano[/caption]

Destra e Sinistra, servono razionalità e litigiosità zero

Scritto da: il 10.11.13 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
Il ritorno a Forza Italia non si trasformerà in un disastro solo per le risorse personali di Silvio Berlusconi. L'eventuale ritorno ad Alleanza nazionale, cui alcuni autorevoli esponenti del mondo di destra sembra stiano lavorando, invece, con buona probabilità sarebbe una catastrofe elettorale. Sulla riunificazione di piccole forze un tempo appartenenti alla stessa formazione partitica, poi, il premio Nobel per l'economia Kenneth Arrow ha scritto pagine illuminanti, evidenziando come alla prova delle urne 1+1+1 non faccia di sicuro 3, ma - nella migliore delle ipotesi - 1,8. Certo che soluzioni in giro non ve ne sono tante per la Destra e la Sinistra italiane. Lo Zeitgeist è molto chiaro. Che fare, allora? Io da anni (già prima delle politiche 2008) suggerisco ai miei amici e contatti vari di destra di puntare su di un unico grande contenitore conservatore, stile Tory britannici. A sinistra, l'unica mi sembra cercare di far rinascere il Partito comunista (Oliviero Diliberto in merito ha anche scritto un libro di grande interesse). Superando assurdi settarismi e recuperando le ridicole atomizzazioni succedutesi nei decenni. Razionalità e nessuna ulteriore litigiosità occorrono, da ambo i lati, per riacquistare un minimo di appeal elettorale. Un'impresa superiore alle proprie forze quella di non litigare fra fratelli e cugini ideologici? La famiglia è destinata a estinguersi. [caption id="attachment_12518" align="aligncenter" width="235"] Giorgio De Chirico, "Il pensatore" (1973).[/caption]

Caso Barilla, buona occasione per (ri)parlare di famiglia e (veri) diritti civili

Scritto da: il 27.09.13 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
Questione Barilla. Ancora fa parlare. Quasi quasi dico la mia, oltre alla marea di commenti che ieri hanno invaso il web italico. Mi sembra comunque una buona occasione per (ri)parlare del concetto di famiglia e delle lotte sul tema che i movimenti gay stanno portando avanti da tempo. Premesso che per me le campagne sociali e politiche dei gay a tutela dei propri diritti sono in realtà a tutela dei diritti e delle libertà di tutti, etero compresi, mi pare però chiaro da anni, e ne discuto da tempo con i miei amici di diverse preferenze come quelli siciliani di Arcigay, che il movimento Lgbt sta sbagliando qualcosa. Io sarò sempre il solito estremista estremo rosso rosso trinariciuto, ma ritengo in tutta franchezza che, invece che puntare al matrimonio fra persone dello stesso sesso, un vero movimento rivoluzionario dovrebbe di contro puntare sull'abolizione (termine che già nella mia testa in automatico ammorbidisco in "limitazione") del matrimonio e sulla disintegrazione (altra traduzione automatica: "ridimensionamento della valenza sociale") del concetto stesso di famiglia. Un concetto che ha fatto più cadaveri delle guerre mondiali. Chiunque si sia accostato a problemi come anoressia/bulimia ne sa qualcosa. La famiglia, tradizionale o meno, in buona parte dei casi è semplicemente un inferno. Chi ha avuto esperienze diverse accenda un cero alla Madonna e ringrazi per la fortuna capitatagli, rispettando il dolore di chi non è stato come lui baciato dalla buona sorte. A parte il fatto che in un momento di profondissima crisi economica come l'attuale uno Stato serio dovrebbe imporre una forte moratoria sulle follie borghesi che ruotano attorno alle cerimonie nuziali, al pensiero che persone che al momento sono preservate dal virus matrimonio lo vogliano contrarre (a proprosito, avete mai pensato al verbo che, appunto, si usa per il matrimonio? Contrarre. Come per le malattie. Rifletteteci ...

Coincidenze significative in salva elvetica

Scritto da: il 27.08.13 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
Strane cose, singolari davvero, accadono in Svizzera ultimamente. Significative quantomeno come coincidenze, per scomodare la bella immagine creata tempo fa da Giorgio Galli. Il 23 luglio, a Villars-sur-Glâneè, nel Canton Friburgo, è morto Carsten Schloter, amministratore delegato della Swisscom (per inciso, proprietaria del gestore telefonico italiano Fastweb, di cui era presidente). Pare si sia trattato di un suicidio, ma la certezza assoluta è difficile da ottenere. Relativamente giovane (49nne), ricco e potente, che motivo concreto avrebbe avuto Schloter per togliersi la vita? La mai del tutto metabolizzata separazione dalla moglie avvenuta nel 2009? La lotta i vertici della multinazionale con avversario il presidente del consiglio d'amministrazione, Hansueli Loosli? In molti stanno chiedendoselo, nonostante la notizia del rinvenimento di una lettera esaustiva del manager di origini tedesche nella quale il gesto sarebbe imputato a problemi personali. Ieri, a un mese e qualche giorno dalla morte di Schloter, Pierre Wauthier, 53nne direttore delle finanze di Zurich Insurance Group, cittadino franco-britannico, è stato rinvenuto cadavere nel suo appartamento di Zurigo, nei pressi della stazione ferroviaria. Un altro giallo sul quale ragionare? Già al Ministero degli Esteri francese e poi in JP Morgan, Wauthier era arrivato al gruppo Zurich nel 1996 e dal 2011 era a capo del settore finanziario. Anche per lui, forte è il sospetto degli inquirenti che sia sia trattato di un suicidio. A poco più di un mese di distanza, quindi, due casi di morti singolari nel medesimo ambiente economico in un sostanzialmente piccolo (per quanto influente) Stato nel cuore d'Europa. Quasi sicuramente una coincidenza, ma non mancherà chi vorrà rinvenire un qualche nesso. Quale che sia ...

Il miracolato della Storia. Vita di Gerald Ford, “presidente per caso”, ma mica male

Scritto da: il 14.07.13 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
Oggi sono 100 anni dalla nascita di Gerald Ford, personaggio storico a mio avviso di rilievo, giunto alla Casa Bianca dopo una serie di coincidenze strane, ma anche significative, per dirla con Giorgio Galli. Ho pensato di riproporre nel mio blog un articolo scritto anni fa per ricostruire il suo singolare percorso. La battuta per la quale è stato messo per anni alla berlina oggettivamente non fu delle più riuscite, lo ammettiamo, ma in qualche modo evidenziava la modestia dell’uomo: «sono una Ford, non una Lincoln». Intendeva con ciò sottolineare d’essere una persona semplice, al pari della più che popolare automobile della casa di Detroit. Non venne capito. E passò alla Storia come un terribile gaffeur. Di certo giunse alla presidenza per tutta una serie di fortunate circostanze davvero difficili da concepirsi. Ford era il leader della minoranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti quando avvenne l’imponderabile. In un simbolico preludio di quel che sarebbe accaduto nemmeno un anno dopo al principale inquilino della Casa Bianca, il 10 ottobre 1973 il vicepresidente Spiro Agnew fu costretto a dimettersi, pressato da pesanti accuse di evasione fiscale. Grazie al venticinquesimo emendamento alla Costituzione, introdotto nel 1965, Gerald Ford venne quindi scelto da Nixon come nuovo vicepresidente. Con Nixon, il deputato del Michigan aveva sempre avuti dei rapporti sereni, avendone prima sostenuto tutte le scelte belliche, quali i blitz in Laos ed in Cambogia, i bombardamenti sul Vietnam del Nord e, successivamente, gli sforzi diplomatici per giungere ad un dignitoso accordo di pace. Ad onor del vero, quando Agnew si dimise, Nixon in prima battuta pensò di sostituirlo con il democratico John Connally, ma venne poi persuaso a scegliere Gerald Ford, opzione certo più accettabile dall’establishment repubblicano. Sarebbe bastato questo inaudito colpo di fortuna a coronare una carriera politica tutto sommato in chiaroscuro. Ma il Destino era ancora ...

Comune di Catania e parametrizzazione dei dati: alcune considerazioni

Scritto da: il 10.05.13 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
Nelle scorse settimane, sono stato coinvolto in una polemica inerente una mia analisi dei conti del Comune di Catania apparsa sulla testata per la quale scrivo. L'articolo - frutto di numerosi giorni di lettura e comparazione di dati: 15 anni di bilanci del Comune etneo, alcune relazioni della Corte dei conti di Palermo, i tanti numeri a disposizione sul sito del Ministero dell’Interno - è stato inevitabilmente un risultato di sintesi della mole di informazioni raccolta, visionata, studiata. Qui sul mio blog, strumento che non ha limiti di battute e sul quale posso largheggiare in ragionamenti, vorrei spiegare il mio punto di vista sulla vexata questio della parametrizzazione della spesa corrente del Comune di Catania. L’amministrazione ha obiettato che detta spesa corrente del Comune nel 1999 (305 milioni di euro), da me riportata per compararla a quella del 2011 (383 mln), se parametrata e rivalutata, corrisponderebbe a 403 mln. Se poi la rivalutazione fosse riferita dal 1993 al 2011, si otterrebbe il risultato di 485 mln. Personalmente non sono d’accordo e di seguito spiegherò perché. Già un veloce controllo con uno strumento di base come quello a disposizione sul sito web dell’Istat dà numeri un po’ diversi. Quasi 471 mln nel caso 1993-2011 e quasi 393, 5 mln nel caso 1999-2011. Ma attenzione: la spesa corrente di un ente pubblico non è quella di una famiglia, non ne segue le medesime dinamiche e quindi non si può affatto parametrare e rivalutare con il medesimi criteri. Infatti, la comparazione nel tempo di numeri come quelli sopra citati attiene ad un’analisi di equivalenza finanziaria che, se descritta in maniera parziale, produce solo incertezze e incongruenze: capitalizzare un valore finanziario ha senso se lo stesso è posto in comparazione con tutti gli altri valori di riferimento. Punto. Il termine di paragone, invece, nel nostro caso è l’efficienza ...

Caos Quirinale

Scritto da: il 23.04.13 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
Dal caos vissuto nei giorni scorsi dalla politica italiana per giungere alla scelta di un secondo mandato di Giorgio Napolitano al Quirinale emerge una realtà precisa e dolorosa: oggi il Paese è radicalmente spaccato, diviso il fazioni che si odiano. Concordo in pieno con chi ha evidenziato che, come da Costituzione, il presidente della Repubblica dovrebbe essere il garante della medesima e il rappresentante di tutti gli italiani, ma purtroppo in questo momento è difficilissimo che a chiunque possano venire riconosciute tali caratteristiche. Sul perché, poi, si sia giunti a odiarci c'è da interrogarsi profondamente, a destra come a sinistra. Con mente aperta e coscienza in mano. Ora, sulla rielezione di Napolitano alcuni hanno parlato e scritto di pagina più nera della nostra Repubblica. A prescindere dall'altissimo valore in sé di Napolitano come uomo e come presidente, non condivido affatto: questo Paese ha vissuto pagine e notti ben più nere. Nel week end quirinalizio, chiamiamolo così, vi sono state (e ancora vi sono) tensioni, rancori, parole grosse, ma, alla fine, nessuno è morto, non vi sono state violenze. Siamo, grazie a Dio, lontani anni luce dai tempi delle Brigate rosse o del terrorismo nero, dai giorni dell'attentato quotidiano o delle bombe. Siamo lontani anche dai momenti terribili della strategia stragista di Cosa Nostra. Contestualizziamo il tutto e riconduciamo l'insolita vicenda del Quirinale nell'alveo della solita anomalia italiana. Ben altre sono le pagine nere di un popolo. Quanto ai democratici, sono riusciti a trasformare l'elezione del presidente della Repubblica in un violentissimo congresso del Pd sotto forma (come loro solito) di psicodramma nazionale. Il sospetto (che personalmente ho da anni) che sia proprio il Pd l'anomalia più grande del Paese a questo punto comincia ad avere diritto di cittadinanza. [caption id="attachment_12472" align="aligncenter" width="300"] Quirinale, Roma[/caption]

10 sagge

Scritto da: il 05.04.13 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
I 10 saggi, dice uno di loro, sono inutili. Sicuramente vero. Forse 10 donne, di comprovata intelligenza e umanità, lo sarebbero state meno. Magari queste: Rosy Bindi, Emma Bonino, Margherita Hack, Michela Marzano, Margaret Mazzantini, Loretta Napoleoni, Marcella Panucci, Livia Pomodoro, Franca Rame, Mina Welby. [caption id="attachment_12466" align="aligncenter" width="300"] Pieter Lisaert IV, "La parabola delle vergini sagge e delle vergini folli", 1620 circa[/caption]

Il rischio coreano

Scritto da: il 03.04.13 — 0 CommentiAbbonati (RSS)
Ho l'impressione che la Casa Bianca stia prendendo un po' troppo alla leggera quel che sta accadendo nel Nord Est asiatico. L'escalation di violenza (per ora fortunatamente solo verbale) fra le due Coree non è certo inusuale, ma oggi ha degli elementi nuovi rispetto al passato, da non sottovalutare: il giovane Kim Jong-un, erede della dinastia stalinista al potere a Pyongyang dal 1948, si sta dimostrando ben più aggressivo del defunto genitore Kim Jong-il e a Seul il nuovo presidente, la conservatrice Park Geun-hye, figlia del dittatore filo americano Park Chung-hee, che sta rivelandosi una "sponda" ben meno arrendevole dei suoi predecessori. Combinati insieme, questi due elementi umani potrebbero scatenare un conflitto che nei decenni passati si è sempre evitato, un conflitto a forte rischio nucleare, visto che Pyongyang da anni è entrata a far parte del ristretto "club atomico". Non è poi facile capire quale possa essere l'interesse odierno delle potenti multinazionali sud coreane, che sicuramente ambiscono ai mercati "vergini" del Nord della penisola e vedono bene una eventuale riunificazione, ma che di certo non vorrebbero vedere azzerati i propri siti di produzione dall'incoscienza del giovane leader stalinista. Il caos regna, insomma, anche fra gli analisti. Nel mentre, Barack Obama incredibilmente non sembra avere un grande interesse nella vicenda. [caption id="attachment_12459" align="aligncenter" width="300"] Kim Jong-un[/caption]
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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