Barcone di lombardiani alla deriva nel mare della politica

Scritto da: il 14.04.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Un barcone di lombardiani alla deriva è stato avvistato nel mare della politica italiana, fra le coste libiche, nel cuore di quel Mediterraneo da loro tanto mitizzato, e le valli orobiche degli ex alleati leghisti (insieme ai quali, ricordiamolo, si presentarono alle elezioni politiche del 2006, siglando una singolare alleanza che scontentò i militanti tutti alle latitudini tutte). Si attendono le reazioni della Libia, naturale referente geopolitico della Regione Siciliana sotto il regno di Raffaele Lombardo, e del sottosegretario alle Infrastruttre, già ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che, a rigor di logica, se tanto mi dà tanto, su dei profughi (ancorché politici) ipermeridionali ed ultrameridionalisti dovrebbe desiderare di sganciare un’atomica.

Scherzi a parte, il tema del destino (politico, ma anche umano) di chi negli anni ha legato le sue fortune a Raffaele Lombardo è di grande attualità a Catania ed in Sicilia. Ovvio che chi può sta già facendo i suoi bravi preparativi di fuga, per dirla con Lars Gustafsson. E chi non può? Vi sono alcuni uomi dell’entourage lombardiano legati a triplo filo al leader e per costoro, ovviamente, il discorso è ben più arduo. Il tradimento fu possibile per Giuda, l’abiura riuscì agilmente a Pietro, ma certo Giovanni si sarebbe trovato assai più in difficoltà a passare con il “partito” romano.

E quindi? Dentro l’Mpa è ormai psicodramma. Timore e tremore (mi si perdoni l’ennesima citazione, stavolta da Kierkegaard) per l’esito finale dell’indagine “Iblis”, paura per le voci ricorrenti di ulteriori inchieste che potrebbero (il condizionale è sempre assolutamente d’obbligo in questi casi) essere in corso sull’ambiente autonomista, terrore isterico nei giorni precedenti la distribuzione di ogni nuovo numero del mensile investigativo S e della free press Sud.

Classiche scene da fine impero, insomma. Nel frattempo, la Sicilia aspetta ancora il treno per una compiuta modernità, ferma ad un avvilente medioevo dello sviluppo. Economico ed umano.

“Boat People”
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