Basi russe in Ossezia del Sud e Abkhazia

Scritto da: il 10.09.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Il Cremlino ha dato quindi ordine alle Forze Armate di stabilire delle basi militari permanenti della Federazione Russa sia in Ossezia del Sud che in Abkhazia, le due entità separatiste che hanno abbandonato la Georgia costituendosi in Stati indipendenti riconosciuti solo da Mosca. Dietro la notizia si intravede (come se vi fosse stato ulteriore bisogno di conferma) la volontà granitica di Putin e Medvedev di non allentare assolutamente la presa sulla Georgia.

A questo punto vi è da chiedersi chi sia il vincitore (se ve ne sono) del conflitto scoppiato il 7-8 agosto. Tbilisi è uscita – ovviamente – umiliata sul campo. E deve solo ringraziare per non avere avuto danni più gravi. Ma il suo presidente Saakashvili è forse riuscito ad accelerare il processo di adesione alla Nato del suo Paese. Forse.

Da canto suo, la Russia ha perso l’ennesima occasione di riavvicinarsi all’Europa ed agli Usa, alleati che in vista di un innalzamento del livello della minaccia islamica nel Caucaso ed a Mosca sarebbero potuti essere utilissimi.

Ma ormai la strategia di Putin è palesemente diversa: il controllo delle risorse petrolifere e delle aree di flusso di gas e greggio è la priorità di Mosca. Il petrolio. Ovunque. In Siberia (e non solo) oggi, nell’Artico domani … Sullo sfondo le pipeline ed il tentativo di boicottare/controllare quelle non russe. Tutta qui la chiave della vicenda georgiana.

Quanto al problema rappresentato dalla Cecenia e da al-Qaeda, Putin ritiene che la Russia possa fare da sola. A mio avviso, nel lungo periodo tale scelta si rivelerà tragicamente illusoria. E sarà pagata a caro prezzo dai “sudditi” del nuovo Zar.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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