Benedetto il giorno, maledetto il giorno. 20′anni fa “crollava” il Muro di Berlino

Scritto da: il 09.11.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Lo scrittore americano di fantascienza e fantapolitica Whitley Strieber ha scritto in un suo recente romanzo oltremodo visionario (2012. L’apocalisse, un libro che inizia benissimo, ma proseguendo si ingarbuglia fino all’inverosimile) che «i nuovi mondi esistono in due luoghi: le rovine di quelli vecchi e le menti dei sopravvissuti». Un pensiero che sembra perfetto per la Storia tedesca in numerose sue fasi, il 1918 ed oltre, il 1945 ed oltre, il 1989 ed oltre, fino ad un oggi inoltrato.
Francamente, non saprei dire se il 9 novembre di vent’anni fa, data che si è celebrata in queste ultime settimane fino alla noia, sia stato un giorno benedetto o maledetto.

I fatti dell’epoca, gli avvenimenti di quelle convulse ore sono oltremodo noti. Da mesi il blocco comunista perdeva pezzi e i vari regimi erano alle corde. Polonia ed Ungheria avevano già attuato una forma di transizione verso la democrazia e da lì a poco anche la Romania avrebbe archiviato il regime del satrapo Ceausescu.

Il 9 novembre, a Berlino, nel corso di una conferenza stampa, il portavoce della Sed, il partito unico comunista, Günter Schabowski, annunciò la decisione del governo di Egon Krenz (Erich Honecker si era dimesso da presidente il 18 ottobre) di concedere ai cittadini tedesco-orientali dei permessi per viaggiare nella Germania Ovest: «Considerato che la presente situazione è per noi non più controllabile – affermò il portavoce – abbiamo deciso di adottare nuove regole che permetteranno ad ogni cittadino della Germania Est di spostarsi liberamente».

Ad un certo punto, il giornalista italiano Riccardo Ehrman, corrispondente dell’Ansa, forse su suggerimento di una sua fonte anonima nota solo come “il sottomarino”, chiese di conoscere con esattezza il momento di entrata in vigore del rivoluzionario provvedimento. Colto alla sprovvista, Schabowski, per inciso appena rientrato dalle ferie e probabilmente male informato sulle ultime decisioni governative, rispose: «Per quanto io ne sappia, anche da subito. Anzi, immediatamente». Un fraintendimento che avrebbe cambiato la Storia.

La conferenza stampa era in diretta televisiva e le parole del portavoce del partito fecero accorrere decine di migliaia di berlinesi dell’Est al checkpoint Charlie, dove le guardie di confine, i famigerati VoPos (da Volkspolizei, polizia popolare), li lasciarono passare senza opporre resistenza. Del resto, già dal 3 aprile avevano ricevuto da Honecker l’ordine di non utilizzare più le armi contro chi tentasse di fuggire ad Ovest. Die Mauer, il Muro, che in tedesco si declina al femminile, stava per cadere, sanando una lacerazione durata 46 anni e concludendo definitivamente 72 anni di esperimento comunista in Europa.

La Germania Est era il più ricco ed il più avanzato degli Stati del blocco sovietico, era l’erede di una secolare tradizione nel contempo militare, economica e sociopolitica. Perché di fatto la Ddr era il Comunismo che si era realizzato sulle ceneri del Nazismo a sua volta installatosi in quei land sulla preesistente tradizione prussiana.

Lo Stato tedesco-orientale funzionava mille volte meglio dell’Urss o della Bulgaria. I suoi cittadini, seppur privi della libertà individuale, godevano di una qualità della vita incomparabile rispetto a quella, terribile, di russi, polacchi, rumeni. E, soprattutto, godevano di una sicurezza personale che oggi rimpiangono amaramente.

Eppure la Stasi, il servizio segreto la cui efficienza tanto mi affascina (si veda a questo proposito il mio provocatorio intervento di oltre un anno fa Dr Palme e Mr Wolf), era un grumo di Male. Eppure il suo capo Markus Wolf che per certi versi tanto ammiro non era un eroe romantico, ma fra i responsabili maggiori dell’epifania storica di quel grumo di Male. Un Colpevole di fronte a Dio e agli uomini. Forse con qualche attenuante, ma senza dubbio un colpevole.

Markus Wolf visto attraverso una breccia nel Muro (foto di Tom Stoddart/Getty Images)

Markus Wolf visto attraverso una breccia nel Muro (foto di Tom Stoddart/Getty Images)

Come tutte le dittature, anche quella della Ddr era destinata a cadere. Ma la vera domanda da porsi a 20’anni dalla sua scomparsa dalla scena geopolitica è però un’altra: il mondo è migliore o peggiore senza il Muro di Berlino? L’ultraliberismo che ha contraddistinto gli ultimi decenni è davvero migliore del totalitarismo comunista? O non è forse un totalitarismo di altro segno non meno foriero di dolore e morte?

Il pensiero unico, per dirla con Ignacio Ramonet, sta sempre più dando forma al pianeta in una direzione economicista ed antispiritualista i cui sfasci sono sotto gli occhi di tutti. La privatizzazione di beni imprescindibili per l’uomo (quale, valga un esempio per tutti, l’acqua), la negazione di diritti fondamentali come quello al lavoro, la mercificazione ad oltranza dei corpi sono un portato anche delle radicalmente mutate condizioni geostrategiche del mondo post 1989.

Intendiamoci, il germe perverso del materialismo era insito anche nel cosiddetto Socialismo reale. Ma nel mondo bipolare le peggiori pulsioni dell’ideologia mercantile erano in qualche modo imbrigliate da un contesto internazionale che certo incuteva timore ai suoi cantori. Oggi, di contro, la bestia ultraliberista è trionfante. E miete vittime (per fame, per disperazione, per deprivazione di senso di tante vite, in Occidente e non solo) al pari del Behemoth comunista.

L’auspicio, in questa giornata di celebrazioni, è che il ricordo di un atto pratico/simbolico di valenza immane come la caduta del Muro serva anche a riflettere sul baratro in cui un certo Capitalismo ha condotto il mondo.

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