Birmania, elezioni generali il 7 novembre

Scritto da: il 13.08.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

In Birmania, il Paese del Sud Est asiatico che la giunta militare al governo da decenni preferisce chiamare con l’antico nome di Myanmar, vi saranno (finalmente) le elezioni generali il 7 novembre. Lo ha annunciato la radio nazionale.
Si tratta della prima volta che i birmani vengono chiamati alle urne dal 1990, quando la Lega Nazionale per la Democrazia, il  partito del Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, figlia del Padre della Patria, il comunista nazionalista Aung San, vinse in maniera così schiacciante (più dell’80% dei voti) da causare la violenta reazione dei militari, che da allora stringono in un pugno di ferro il Myanmar.

La Birmania è sostanzialmente sotto un regime dal 1962, ma secondo alcuni storici già dal 1952 si può parlare di dittatura.

La notizia delle elezioni di novembre è certamente da accogliere positivamente, ma già molti osservatori stanno avanzando l’ipotesi, certo assai plausibile, che la giunta del generale Than Shwe abbia fatto tale annuncio con il solo scopo di dare l’illusione di un processo in corso verso la democrazia. Lo prova ampiamente il fatto che, nel presentare la legge eleggorale, i militari abbiano chiarito che non sarà consentito alla Aung San Suu Kyi di candidarsi.

Aung San Suu Kyi

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