“Black Swan”, mirabile variazione sul tema del doppio

Scritto da: il 23.02.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Dico subito che a mio avviso con questo film Natalie Portman ha stracciato Anthony Perkins. Perché davvero il protagonista di Psycho sembra sereno ed equilibrato al confronto di Nina, la giovane ballerina newyorkese il cui cervello intrecciato appare come più unico che raro già dai primi minuti di visione.

Non è mai stato semplice per le artiste che vi si sono cimentate interpretare la protagonista/le protagoniste de Il lago dei cigni , il celeberrimo balletto che nel 1877 Piotr Ilich Chaikovskij trasse da una antica fiaba germanica (Il velo rubato di Johann Karl August Musäus). E non è semplice affatto per Nina, dalla quale il coreografo (interpretato da Vincent Cassel, inizialmente fuori parte, ma poi convincente) pretende entrambi i ruoli (come in effetti è da tradizione, essendo la narrazione di Musäus-Chaikovskij un classico della letteratura sul “doppio”).

Per Nina lo sforzo di far coesistere Odette/Odile in un’unico corpo, quindi. Due anime in un solo cuore fisico. Due personalità nel medesimo cervello. Geniale lo svolgimento, direi quasi la variazione sul tema, del regista Darren Aronofsky (ho amato il suo Il teorema del delirio, 1998), che con Il cigno nero ci ha consegnato un’opera davvero ben fatta, oltre che assai profonda. Forse non rimarrà nella storia del cinema, ma di sicuro fa riflettere lo spettatore. In tempi di cinepanettoni prolungati fino alla Quaresima non è poco.

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