Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che come tutti gli italiani fatica a comprendere che cosa realmente vogliano i piloti Alitalia, ha dichiarato che il nostro Paese ha comunque bisogno di una compagnia di bandiera. A mio avviso il premier sbaglia e non di poco.
Siamo realisti, ormai non siamo più un grande Paese, ma una nazione in crisi endemica da ben oltre un decennio. Non so quale statistica ci dia ancora al quinto posto fra le potenze industriali del mondo ed in base a quali singolari criteri. Addirittura saremmo prima della Gran Bretagna. Da ridere.
A rigor di logica, non dovremmo neanche fare parte del G8, visto che in Europa e nel mondo vi sono almeno una ventina di nazioni più ricche, potenti ed influenti di noi. Quanto a quelle indubbiamente più civili e con una qualità della vita migliore della nostra, ormai si è perso il conto.
Insomma, siamo un Paese vecchio, in crisi perenne, sfiduciato, con un livello di disoccupazione assai alto che più si va al sud e più diviene disperante.
Nazioni come la Norvegia o la piccola Islanda, tanto per restare nell’ambito del mio amato spazio scandinavo, sono avanti a noi di 20-30′anni. Sotto tutti i punti di vista. Sviluppo umano, economia, capacità di innovazione, etica, cultura, sicurezza personale, qualità della vita …
Noi buttiamo soldi pubblici a palate nella voragine dell’Alitalia, quando Norvegia, Svezia e Danimarca, che sono l’avanguardia del pianeta, hanno un’unica compagnia di bandiera (la Sas, Scandinavian Airlines). Una unica per tre Stati che rispetto a noi rappresentano il futuro dell’Umanità.
Perché mai, mi chiedo quindi, la decadente Italia, piccola sotto ogni profilo, dovrebbe avere una grande compagnia di bandiera? Non c’è ragione alcuna. Si abbia il coraggio di fare quello che gli svizzeri hanno fatto con Swiss Air: chiudere tutto. E ricominciare, in caso di condizioni storiche particolarmente favorevoli, fra qualche anno.
In caso. Eventualmente. Ma non necessariamente.