Caso Barilla, buona occasione per (ri)parlare di famiglia e (veri) diritti civili

Scritto da: il 27.09.13
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Questione Barilla. Ancora fa parlare. Quasi quasi dico la mia, oltre alla marea di commenti che ieri hanno invaso il web italico. Mi sembra comunque una buona occasione per (ri)parlare del concetto di famiglia e delle lotte sul tema che i movimenti gay stanno portando avanti da tempo.

Premesso che per me le campagne sociali e politiche dei gay a tutela dei propri diritti sono in realtà a tutela dei diritti e delle libertà di tutti, etero compresi, mi pare però chiaro da anni, e ne discuto da tempo con i miei amici di diverse preferenze come quelli siciliani di Arcigay, che il movimento Lgbt sta sbagliando qualcosa. Io sarò sempre il solito estremista estremo rosso rosso trinariciuto, ma ritengo in tutta franchezza che, invece che puntare al matrimonio fra persone dello stesso sesso, un vero movimento rivoluzionario dovrebbe di contro puntare sull’abolizione (termine che già nella mia testa in automatico ammorbidisco in “limitazione”) del matrimonio e sulla disintegrazione (altra traduzione automatica: “ridimensionamento della valenza sociale”) del concetto stesso di famiglia. Un concetto che ha fatto più cadaveri delle guerre mondiali. Chiunque si sia accostato a problemi come anoressia/bulimia ne sa qualcosa. La famiglia, tradizionale o meno, in buona parte dei casi è semplicemente un inferno. Chi ha avuto esperienze diverse accenda un cero alla Madonna e ringrazi per la fortuna capitatagli, rispettando il dolore di chi non è stato come lui baciato dalla buona sorte.

A parte il fatto che in un momento di profondissima crisi economica come l’attuale uno Stato serio dovrebbe imporre una forte moratoria sulle follie borghesi che ruotano attorno alle cerimonie nuziali, al pensiero che persone che al momento sono preservate dal virus matrimonio lo vogliano contrarre (a proprosito, avete mai pensato al verbo che, appunto, si usa per il matrimonio? Contrarre. Come per le malattie. Rifletteteci su qualche istante …) mi si accappona la pelle.

Un vero movimento rivoluzionario dovrebbe … Ma ecco il problema. In Occidente, e segnatamente nel nostro Paese, esistono ancora idee e movimenti rivoluzionari? La realtà è che il cuore piccolo borghese è inestirpabile. A tutte le latitudini, in tutti i colori, in tutti i sapori, gusti e preferenze. Tanto da farmi interrogare se non sia la vera essenza dell’uomo. Di certo è la mia vera essenza. Mi perplime, un po’ mi fa schifo, ma lo è. Scrivo le cose che state leggendo, ma per la mia vita altro non voglio che sposare la mia amata Generalessa e vivere felice con lei e anche qualche marmocchio prodotto dalla nostra biblica unione, si spera eterna.

E torniamo alla Barilla, casus belli di questa nuova rovente sterile polemica (anche qui un piccolo gioco di parole più aiutarci a meglio comprendere: le polemiche più sono roventi, più sono sterili, nel senso che con il loro “calore” sterilizzano i termini delle questioni in campo e lasciano i problemi inalterati come se nulla fosse accaduto e niente fosse stato detto, nel bene o nel male, cose serie e idiozie). Commentando ieri su Facebook il post di uno dei miei più cari amici, già presidente di Arcigay nazionale, ho riproposto un giochino che facevo oltre 20′anni fa in Università a Bologna: riscrivere gli spot pubblicitari in chiave “pulp”. Una di queste rivisitazioni più selvagge riguardava le pubblicità con al centro la favoletta (infernale) della famigia felice. Mia variante alla solita sceneggiatura: colazione, scena consueta con mamma e papà già tirati a lucido di capo mattina e rispettivi figli (tutti bellissimi e dannatamente wasp), all’improvviso vetri della finestra in frantumi, incursori dell’Aeronautica che si calano dagli elicotteri ed entrano in cucina, puntino rosso sulla fronte dei coniugi Perfettini, spari, fori sottili, rivoletto di sangue che cola dalle loro fronti, i bimbi agganciati alle cinture dei soldati tirati via dal cavo metallico, un incursore accarezza la testa di uno dei piccoli, sorride e dice: «vi abbiamo salvati, non avete più nulla da temere».

Ecco, a mio avviso il movimento Lgbt dovrebbe puntare oggi sulla decostruzione (Derrida mi perdoni), anche ironica, dell’idea (sommamente ipocrita e irrealistica) di famiglia felice, più che continuare ad avvalorarla tentando disperatamente di replicarne la forma con lievi mutamenti/variazioni. Bene, l’ho detto: sparatemi/sputatemi pure addosso tutti.

Quanto ai diritti “in solido”, per così dire, la pressione sul Legislatore dovrebbe a mio avviso puntare sui patti “all’americana”.Testamenti inviolabili, niente possibilità di impugnarli da parte dei parenti, testamenti biologici da rispettare alla lettera in caso di incidente, coma o animazione sospesa, senza possibilità alcuna di “interpretazione” da parte dei medici. In soldoni: se ho scritto nel testamento quel che desidero accada in caso di mia incoscienza, se ho scritto che al mio capezzale voglio X, Y, K o Z e non i miei genitori, tu medico devi solo rispettare la mia volontà e basta. E tu, papà/mamma, devi solo fartene una ragione e non approfittarti della mia impossibilità di prenderti a calci in culo. Al limite, sempre grazie al testamento biologico, dev’essere la forza pubblica a prendere a calci in culo chi appunto dal testamento biologico è estromesso da qualsivoglia decisione e recalcitri all’idea di farsi indietro. Semplice.

Comunque, tutte idee in libertà le mie, scorregge nello spazio, come un noto intellettuale leghista ebbe a dire di un grande studioso di cose germaniche che incautamente gli aveva concesso la confidenza di frequentarlo. Del resto, parlo di concetti rivoluzionari, ma sono uno dei conservatori più granitici che conosca: sono cattolico e leggo racconti yiddish (meglio se ambientati secoli e secoli fa), chiamo ancora “2000″ un’intera zona di Catania in memoria di un mega store andato a fuoco quasi 40′anni or sono, chiamo ancora “Sagea” il supermarket di corso Sicilia, nonostante una decina di cambi di brand intercorsi, chiamo ancora “Berlino Est” la capitale della Germania (che per me è sempre divisa in due, ma solo una è quella che conta) e se penso a un disegnatore dei Fantastici 4 mi vengono in mente Bob Brown e Joe Sinnott. Peggio di Churchill …

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