Caso Dsk: intanto il finto stupro ha imposto la restaurazione all’Fmi

Scritto da: il 04.07.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Non era certo stato un pessimo direttore dell’Fmi Dominique Strauss-Kahn prima dello scandalo sessuale che lo ha (temporaneamente) travolto. Tutt’altro. La sua è stata una figura assolutamente positiva sullo scacchiere globale degli ultimi anni. Direttore del Fondo Monetario Internazionale da fine settembre 2007, Dsk ha tentato di mutarne il volto. Sotto di lui, il Fondo, da bieco esecutore di politiche ultraliberiste, una sorta di usuraio degli Stati e dei popoli, si è trasformato in elemento di riequilibrio dell’economia mondiale, un “medico” delle finanze malate dei Paesi. Una mezza rivoluzione subita dagli Stati Uniti, che per decenni avevano utilizzato l’Fmi come strumento di potere assoluto per imporre ovunque sul pianeta la loro weltanschauung turbocapitalista. Che si trovi proprio qui la chiave di lettura dell’affaire Dsk?

Ma a prescindere dalle sorti personali dell’ex direttore – che, scagionato dall’infamante accusa di stupro, potrebbe ora correre per le presidenziali francesi – una domanda da porsi, anzi, la domanda da porsi, riguarda il futuro dell’istituzione da lui guidata fino al “fattaccio”. Suo successore è stata nominata Christine Lagarde, ex ministro dell’Economia francese. Di solida formazione americana, la Lagarde garantisce un “ritorno al passato” assai gradito a Washington nella gestione del Fondo, una “controriforma” che tenterà di azzerare i risultati raggiunti da Dsk. Dsk che, prima di essere additato dalla pubblica opinione nella migliore delle ipotesi quale marito infedele, per anni ed anni è stato unanimemente considerato un grande economista, un socialista in grado di gestire in maniera umana una istituzione sovranazionale, l’Fmi appunto, da molti considerata una mostruosità.

Quello che a lungo è stato il francese più potente al mondo era riuscito nell’ardua impresa di riformare il Fondo Monetario Internazionale. Che sotto la sua direzione ha smesso di imporre semplicemente tagli draconiani ai bilanci degli Stati “soccorsi”, prediligendo politiche di lungo periodo in grado di garantire il futuro dei Paesi che avevano dovuto chiedere aiuto. Ora, Dsk potrà anche divenire il prossimo inquilino dell’Eliseo, ma al suo posto all’Fmi siede oggi e siederà ancora a lungo domani la filo americana Lagarde. Il danno è irreparabile. Speriamo soltanto che la sua “restaurazione” incontri quanti più ostacoli possibile.

Dominique Strauss-Kahn
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