Catania, i due pesi e le due misure del sindaco-senatore

Scritto da: il 02.11.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Non è certo un buon momento per il sindaco di Catania, il senatore del Pdl Raffaele Stancanelli, sotto attacco da più parti sia per ragioni squisitamente politiche (i partiti che lo sostengono non sono più disposti a tollerare una giunta tecnica che li esclude tutti) che amministrative. E così, mentre una free press di giornalismo investigativo – “Sud”, da poco in vita ma già ricercatissima in città – dedica a Catania un numero monografico sollevando il velo su presunti concorsi truccati e stranezze varie ed eventuali nella gestione degli affari correnti (raccolta differenziata) e straordinari (riqualificazione di corso Martiri, Pua Playa ed altro ancora), ecco che esplode fra le mani del sindaco-senatore un’ulteriore grana di non facile gestione: un funzionario licenziato che, sono parole di un comunicato ufficiale dell’ente, avrebbe «carpito la buona fede» del sindaco inserendo in un progetto dell’amministrazione la trasformazione del suo servizio in direzione, ovvero «prefigurando, a vantaggio personale, il proprio aumento di grado e di stipendio».

Business as usual, si potrebbe dire memori di ben altri scandali che hanno coinvolto Palazzo degli Elefanti negli anni. Solo che stavolta l’accusa contestata al funzionario del servizio informatico del Comune, l’ingegnere Maurizio Consoli, ha condotto al licenziamento da parte di Raffaele Stancanelli, che ha accusato il Consoli di «slealtà».

Nel dettaglio, i fatti sarebbero andati così: in un progetto affidato a Consoli da realizzare con dei fondi della Regione Siciliana, Stancanelli aveva disposto che il servizio informatico del Comune non divenisse una vera e propria direzione. Il Consoli sarebbe quindi rimasto un semplice funzionario e non sarebbe stato promosso dirigente come in cuor suo sperava. A questo punto, al sindaco, evidentemente abituato a firmare senza prima leggere bene, sarebbero stati fatti approvare dei documenti che «surrettiziamente» promuovevano il funzionario. Resosi finalmente conto del raggiro subito, Stancanelli avrebbe bloccato la manovra, mentre Consoli avrebbe chiesto alla Regione la revoca del finanziamento da 2.5 milioni di euro.

La vicenda ha chiaramente sollevato un polverone, oltre che un nugolo di risate. Assai tranchant Orazio Licandro, della segreteria nazionale del Pdci-Federazione della Sinistra, che ha sferrato un pesante attacco al sindaco etneo: «il senatore Stancanelli usa il pugno di ferro contro chi procura danno e getta discredito sull’amministrazione? Bene, allora ci attendiamo che esibisca una lunga lista di giubilati, vista la decennale stagione di malapolitica e di malaffare che ha finito per far bollare Catania e il suo Comune come eclatanti casi giudiziari nazionali».

Ma l’ex parlamentare comunista è andato oltre. «L’accaduto ci sembra enorme», ha aggiunto Licandro, «sia perché non si comprendono pienamente le motivazioni, sia perché non c’è alcun provvedimento di Stancanelli neppure lontanamente simile a quello che ha colpito l’ingegnere Consoli, nonostante dirigenti e dipendenti siano stati raggiunti addirittura da pesanti provvedimenti dell’autorità giudiziaria, come nel caso della grave e larga inchiesta sui servizi sociali». «Inoltre», ha proseguito il dirigente comunista facendo riferimento ad un altro caso di mala gestione dell’ente, «non ci sembra neppure che il senatore sia stato altrettanto tempestivo nell’intervenire presso assessore e dirigente competenti per l’imbroglio della raccolta differenziata di cui la cittadinanza ha appreso qualche giorno fa. È ovvio come nel Comune di Catania da tempo si applichino due pesi e due misure. Salomonicamente, se va via Consoli deve andare via soprattutto Stancanelli!».

Antica stampa del vulcano Etna

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