Catania, l’inganno delle primarie

Scritto da: il 25.03.13
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Catania è da anni nella morsa di una crisi economica lancinante e di una criminalità che sta rendendo quotidiana normalità l’abusivismo e lo sprezzo di ogni regola da parte dei violenti. Catania è una città in piena recessione, che tocca con mano il tracollo del commercio, che vede ogni giorno avanzare nuove forme di povertà. Catania, diciamolo chiaro, è una città allo stremo, ad appena qualche passo da uno scenario argentino. Eppure nel centrosinistra il dibattito politico ruota tutto attorno alla richiesta di alcuni di primarie per la scelta del candidato sindaco per le prossime elezioni di fine maggio. Ossia, rispetto agli immani problemi della gente, ruota tutto attorno al nulla.

Personalmente, sono contrario in maniera radicale alle primarie. Proverò a spiegare perché. La Sicilia, e segnatamente Catania, a lungo cuore del sistema di potere di Raffaele Lombardo, sono realtà sicuramente anomale, con uno sviluppo umano, sociale ed economico indietro di decenni al confronto di altre aree d’Italia e d’Europa. Il rischio di infiltrazioni “esterne” alle primarie del Partito democratico e/o del centrosinistra è quindi sempre consistente. Inutile negarlo, il sistema di controllo del Pd è permeabilissimo, tanto che più che primarie sarebbe bene chiamare le consultazioni dei democratici caucus, diverso istituto americano, meno rigido.

Ma facciamo un esempio pratico. Io (“battitore libero” di sinistra estrema, cattolico con notorie consolidate amicizie trasversali nella destra politica etnea, nella sinistra e nella galassia delle associazioni di categoria, mai – dico mai – che abbia una volta nella vita votato Pd a qualsivoglia elezione) ho votato SEMPRE alle primarie democratiche … Ho votato (non mi ricordo per chi) all’esordio delle primarie tanti anni fa (ancora vivevo a Roma), a Catania ho votato per Bersani segretario nazionale, ho votato per la segreteria regionale, per Bersani vs Renzi e per (far finta di) scegliere i candidati a Camera e Senato appena qualche mese fa. Lo stesso identico percorso ha sperimentato (così, per gioco) un mio noto amico e collega culturalmente di destra, ex simpatizzante autonomista. Il rischio infiltrazioni non esisterebbe (o esisterebbe comunque meno) se si trattasse di primarie almeno chiuse, ossia riservate ai soli iscritti al partito. Ma così non è, quindi ovvio che come ho “sperimentato” il voto io sicuramente hanno fatto tanti altri.

E vogliamo parlare del caso Palermo? Un’ottimo candidato come Rita Borsellino alle primarie è stata battuta d’un soffio da un giovane sostenuto da alcuni maggiorenti Pd in quel momento in primissima fila nell’appoggio alla giunta regionale dell’inquisito Raffaele Lombardo. È poi accaduto che una parte (alla fine risultata vincente) della città non si sia piegata all’esito a forte sospetto di doping autonomista (assolutamente legale, per carita, ma certo moralmente poco corretto) delle primarie e abbia votato Leoluca Orlando, facendo carta straccia dell’inciucio Pd-Mpa e mortificando Cracolici, Lumia e lo stesso Lombardo.

Tornando a Catania, per comprendere appieno il dibattito (ancora artificiosamente) in corso ritengo piuttosto utile interrogarsi sul perché chi insiste così tanto nel chiedere (ormai davvero un po’ scompostamente) le primarie del centrosinistra non voglia candidarsi direttamente al primo turno delle elezioni di fine maggio. La spiegazione ufficiale è che si ama troppo la democrazia e il suo presunto corollario diretto delle primarie appunto. A voler pensar male, però, emerge il sospetto che forse alle primarie un candidato X potrebbe in cuor suo anche aspirare a godere di un ben preciso appoggio esterno, difficile invece da ottenere al primo turno di vere elezioni, perché l’eventuale sostenitore ha già un suo candidato sindaco (l’incumbent) da supportare e – avendo perso il potere quasi assoluto di qualche anno fa – non può certo correre il rischio di disperdere energie. Sarà l’usuale retropensiero italiano, ma ancora il celebre adagio di Andreotti aiuta a capire il Paese. E (soprattutto) le sue periferie più desolate.

L'ultraliberista Mitt Romney e il neocon Newt Gingrich a un dibattito per le primarie repubblicane per le presidenziali Usa 2012.

L’ultraliberista Mitt Romney e il neocon Newt Gingrich a un dibattito per le primarie repubblicane per le presidenziali Usa 2012.

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