Elezioni etnee (ma non solo), pallido simulacro della democrazia. Catania ancora una volta al centro dell’attenzione per uno scandalo politico

Scritto da: il 03.12.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Il sindaco di Catania, il senatore Raffaele Stancanelli (Pdl-An), ed il presidente della Provincia Regionale, Giuseppe Castiglione (Pdl-Fi), sono stati rinviati a giudizio ieri per turbamento di pubblico servizio e violazione della legge elettorale.
In tutta franchezza, la notizia ero venuto a saperla qualche giorno fa, per la precisione lunedì 30 pomeriggio, ma attendevo conferma prima di pubbicarla sulla testata per cui scrivo. Così, quando ieri a pranzo le agenzie l’hanno battuta non sono stato sorpreso, se non per l’inclusione fra i rinviati a giudizio anche di Giuseppe Castiglione (fra le informazioni che avevo inizialmente avuto il suo nome non compariva).

Allora … Secondo l’accusa, Stancanelli e Castiglione avrebbero, il condizionale è assolutamente d’obbligo in casi del genere, partecipato ad un incontro elettorale in una sala (per inciso, intitolata al cardinale Dusmet, un santo che ha dedicato tutta la sua esistenza ai poveri) dell’ospedale Garibaldi di Catania alla presenza di medici, paramedici, infermieri ed impiegati vari della struttura pubblica. Insieme a Stancanelli e Castiglione, sono stati rinviati a giudizio anche l’ex direttore generale del nosocomio, Giuseppe Navarria, e suo figlio, Francesco Navarria, all’epoca dei fatti, nella primavera 2008, semplice candidato nelle liste del Pdl, oggi consigliere comunale a Catania.

Stancanelli e Castiglione avrebbero quindi svolto campagna elettorale parlando in una sala di un ospedale pubblico durante l’orario di lavoro, da qui l’accusa di turbamento di pubblico – appunto – servizio. La prima udienza del caso si terrà il prossimo 7 luglio.

Giuseppe Castiglione ha subito dichiarato la sua «assoluta fiducia nell’autorità giudiziaria, alla quale ho già reso tutti gli elementi necessari a far luce sulla vicenda, del resto, non intravedo nessuna mia responsabilità avendo, nel corso della campagna elettorale 2008, partecipato a centinaia di incontri da chiunque organizzati». «In ogni caso – ha concluso Castiglione – è evidente che si sta parlando di un episodio giuridicamente irrilevante, ma avrò certo modo di chiarire tutto davanti al giudice».

Di avviso chiaramente del tutto contrario è l’ex parlamentare del Comunisti Italiani Orazio Licandro, che da tempo si batte per far luce su taluni aspetti poco chiari delle vicende elettorali etnee, dalla campagna 2005 che a sorpresa vide riconfermato Umberto Scapagnini sindaco contro un Enzo Bianco favoritissimo dai sondaggi agli scandali più recenti, come, appunto, questo del Garibaldi, di cui fra colleghi si sapeva già molto dal giorno stesso dei fatti.

«Quel che è accaduto è un classico delle “modalità di conduzione”, diciamo così, delle campagne elettorali in Sicilia – ha dichiarato Licandro – e soprattutto a Catania. Perché ormai, diciamolo chiaramente, le elezioni nell’Isola sono null’altro che un pallido simulacro della democrazia. I candidati, infatti, sono divisi fra chi dispone di risorse e  mezzi eccezionali per avere visibilità e farsi conoscere/votare e chi, di contro, a malapena può stampare qualche fac-simile».

Dribblando la mia domanda sul dopo (sarò sempre un inguaribile futurista!) Licandro afferma come «il problema ora non sia ipotizzare gli scenari futuri che possono scaturire da questa vicenda, sulla quale deciderà la Magistratura come riterrà più opportuno fare, ma insistere davanti all’opinione pubblica su di un punto ben preciso: quella che si vive a Catania da anni ed anni è una vera sospensione democratica, con dei risultati elettorali fortemente condizionati da tanti, troppi fattori anomali».

«È oltremodo evidente – ha proseguito Licandro – che se il direttore generale di un grosso ospedale organizza una  assemblea pubblica per presentare la candidatura a consigliere comunale di un suo figlio e del sindaco che appoggia nella migliore delle ipotesi possiamo dire senza tema di smentite che c’è un problema di democrazia. Perché gli altri candidati consiglieri simili opportunità se le sognano».

È chiaro, insomma che il gioco elettorale a Catania è viziato da più tornate elettorali. «Ed è chiaro – ha spiegato Licandro- che, prima, durante e dopo le elezioni in questa città accadono fatti di gravità inaudita. Non scordiamo, tanto per fare un esempio, che a Catania sono stati necessari 40 giorni per proclamare gli eletti, perché nei seggi nel 2008 è accaduto di tutto».

Per inciso, nel 2005, dopo la vittoria del centrodestra alle amministrative di maggio, i Comunisti Italiani presentarono numerosi ricorsi. «Il giudice – ha ricostruito Licandro – accertò come parecchie liste del centrodestra erano prive dei requisiti necessari per essere ammessi. Ma ormai erano state ammesse, falsando il risultato della consultazione».

«Ricordo poi – ha concluso l’esponente comunista – come Scapagnini sia stato condannato assieme ai suoi assessori, alcuni dei quali, in perfetta continuità, presenti nell’attuale giunta Stancanelli, per la vicenda dei rimborsi per la cenere lavica elargiti ai dipendenti comunali appena 2 giorni prima delle elezioni, in sommo spregio della legge».

Il sindaco-senatore di Catania Raffaele Stancanelli, rinviato a giudizio ieri per turbativa di pubblico servizio e violazione della legge elettorale

Il sindaco-senatore di Catania Raffaele Stancanelli, rinviato a giudizio ieri per turbamento di pubblico servizio e violazione della legge elettorale

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