Catania, scene da 1977: la Polizia (postale) nella redazione di “Sud”

Scritto da: il 30.09.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Provo ad immaginare il quadretto: Gianfranco Fini – da mesi messo ogni giorno sulla graticola dal Giornale per l’aggrovigliata vicenda della casa di Montecarlo – chiede alla Procura della Repubblica di Milano il sequestro preventivo del numero che deve essere distribuito domani. Il procuratore capo di Milano, Manlio Minale, con una pernacchia di eduardiana memoria udibile fin da Tripoli, sua meridionalissima città natale, nega il suo assenso. Ovviamente – chiariamo! – Fini non si è mai sognato di chiedere il sequestro del Giornale e Minale non ha mai dovuto esibirsi nell’arte tanto cara al De Filippo sr.
Ed invece che cosa accade a Catania, la perla barocca crogiuolo di ogni mediterranea bassezza? Pare in seguito alla denuncia del presidente della Regione Siciliana, l’autonomista/ultrariformista Raffaele Lombardo, la Procura di Catania, nella persona del suo capo Vincenzo D’Agata, ha ritenuto opportuno autorizzare oggi pomeriggio un controllo preventivo sui contenuti del primo numero di Sud, la nuova free press di giornalismo investigativo in diffusione in Sicilia dal 15 settembre, quando uno scoppiettante numero zero diede assai fastidio al governatore siciliano.

Lombardo teme forse che Sud possa svelare retroscena dell’inchiesta che lo vedrebbe indagato per concorso esterno in associazione mafiosa? Oppure altre rivelazioni sul suo peraltro ottimo stato di salute?

Come ha subito dichiarato il direttore della free press etnea, «il presidente Raffaele Lombardo e gli altri potenti catanesi di qualunque colore politico devono rassegnarsi all’esistenza di un nuovo free press senza padrini e senza padroni. A parlare saranno le carte come è avvenuto nel numero zero e come avverrà nei prossimi numeri di Sud, compreso quello in corso di stampa. Potranno anche chiedere il sequestro di ogni edizione, ma questo non fermerà il lavoro di chi crede nel dovere di informare e nel diritto dei cittadini ad essere informati. A Catania il sistema politico mafioso dominante ha messo in crisi ogni libertà e ogni diritto: appalti e burocrazia sono condizionati da clientelismo e corruzione dilagante».

Antonio Condorelli

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