C’era un tassista in coma … Oltre alla Giustizia …

Scritto da: il 16.10.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Sarò subitaneamente schietto e brutale, senza tanti giri di parole: credo che la sola riforma della Giustizia che serva al Paese sia nella direzione della più assoluta ferocia di Stato.
Gli episodi di cieca violenza cui ormai quotidianamente si assiste in Italia – ma è chiaro che la considerazione si può estendere all’Occidente intero, basti pensare al problema delle gang giovanili negli Stati Uniti – non lasciano più spazio a sterili garantismi di sorta. L’oscena vicenda di Avetrana, che si complica ogni giorno di più, portandosi anche dietro un’orrida ombra necrofila, la feroce aggressione di gruppo ad un tassista a Milano, in coma da giorni fra la vita e la morte, l’uccisione dell’infermiera a Roma ad opera di un balordo recidivo dopo un banale litigio in fila alla cassa della metropolitana, le ore di  paura vissute a Genova per  il bestiale comportamento degli ultras della nazionale serba, le quotidiane violenze, a sfondo sessuale o meno, contro donne indifese, la microcriminalità diffusa ormai a macchia d’olio soprattutto al Sud stanno sancendo il definitivo fallimento della liberaldemocrazia.

Attenzione, non ho detto della democrazia tout court, per carità, ma della sua variante liberale, cosa diversa. Variante liberale che (inevitabilmente?) porta con sé un lassismo, un ipergarantismo, una “cura” dei diritti del reo che depotenziano alla base qualsivoglia condanna. Non è così, ad esempio, per le socialdemocrazie nordiche, dove l’assoluta certezza della (anche rigida) pena fa sì che pure l’individuo più instabile ed antisociale possibile ci pensi a lungo prima di dar sfogo alla sua natura. Prevengo l’usuale obiezione: una cosa è un Paese da 5-10 milioni di abitanti, una cosa è un colosso demografico. Bene, lunghi dall’essere una scusante, tale argomentazione è un’aggravante: appunto perché l’Italia ha circa 60 milioni di individui che circolano sul suo territorio che la gestione del loro comportamento dovrebbe essere ben più “stringente”.

Chi mi conosce di persona sa bene che cosa in realtà io pensi e quali soluzioni da sempre propugni per i fenomeni criminali vari ed eventuali, ma una cosa sono gli sfoghi da bar e tutt’altra cosa è scrivere. Mi limiterò qui ad evidenziare come taluni dogmi liberali siano oggi ormai del tutto inapplicabili, in Italia come in America, nel Regno Unito come in Giappone, anche e soprattutto tenendo conto delle nuove tecnologie che possono certamente dare una grossa mano agli inquirenti in numerosissimi casi.

1. L’idea che la pena serva a redimere e recuperare e non a punire è ormai ridicola. Le nostre carceri sono piene di criminali incalliti – in prevalenza ancora italiani, si noti bene, perché non bisogna mai darla vinta alla retorica razzista! – in assoluto irrecuperabili. Chi pensa il contrario è semplicemente un illuso, moralmente responsabile del dolore che costoro, una volta scarcerati, infliggono alle nuove vittime.

2. Si parla tanto di processo breve. Bene, lancio un’idea: in flagranza di reato o in presenza di una prova video il processo sia flash, con condanna per direttissima.

3. Basta con il diritto alla difesa per tutti, garanzia che è certo sacrosanta in caso di dubbio sull’identità dei colpevoli, ma del tutto superflua appunto in presenza di una prova video. Riempire le nostre strade, i nostri palazzi di telecamere che registrino tutto ed utilizzare le immagini per inchiodare i responsabili di un crimine e sveltire i procedimenti, questo occorre. Di fronte al video della metropolitana di Roma che mostra la ferocia del bullo di periferia contro una gracile donna non c’è bisogno d’altro. È indifendibile, altro che domiciliari, lo si condanni subito e si butti la chiave.

4. Basta con la corrente legislazione sulla fuga ad un alt della Polizia. Occorre considerare lo scappare di fronte alle forze dell’ordine alla stregua di una tentata strage, in quanto durante una fuga con relativo inseguimento il criminale pone in essere tutta una serie di comportamenti che possono causare, come spesso purtroppo accade, il ferimento o la morte di innocenti.

5. Abolire gli arresti domiciliari, che devono essere consentiti solo per gravissimi problemi di salute e mai per disagio psicologico. Il caso del boss mafioso ad domiciliari perché depresso è indicativo di un sistema ormai in tilt.

6. Il magistrato non deve avere nessun potere discrezionale e le leggi non devono lasciare margini nel comminare la pena. Basta con la possibilità di condanna “da X a Y anni”. Occorre un automatismo certo che faccia sì che ad un preciso reato corrisponda un preciso periodo di detenzione, senza attenuanti e senza sconti.

7. Basta con il giustificazionismo sociologico: il perché, il come ed il quando una bestia (in)umana è diventa tale non deve interessare. La bestia va semplicemente fermata e resa innocua – todo modo – per evitare ulteriore dolore innocente.

8. La cosiddetta dispersione scolastica, fonte di futura manovalanza criminale, deve essere contrastata in ogni modo. Se è accertato che un bambino sistematicamente non va a scuola lo si sottragga ai genitori, facedo perdere loro la patria podestà. Più in generale, occorre togliere la patria podestà ai pregiudicati per reati gravi. Rapinatori, mafiosi e violenti non devono poter crescere dei figli, soprattutto per il sacrosanto diritto dei bambini di vivere in un ambiente sano che dia loro la possibilità di un futuro degno.

9. Le carceri esplodono? Se ne costruiscano di nuove subito, ottenendo così anche l’effetto di spronare la ripresa del settore edilizio. Altro che indulti o amnistie, altro che ridicole visite (a spese dei contribuenti!) di parlamentari indignati per le condizioni di vita dei carcerati. Andassero a visitare le vittime dei criminali piuttosto …

10. Il criterio nel comminare la pena dovrebbe guardare al danno subito dalla vittima, non alle intenzioni del criminale al momento di delinquere: di fronte alla morte, allo stupro, al ferimento invalidante la pena deve essere senza fine, come senza fine è il dolore della vittima e dei suoi cari.  Il medesimo criterio dovrebbe essere applicato per gli incidenti causati da guida pericolosa e/o in stato di ebbrezza e/o sotto effetto di droghe. Non c’è redenzione a questo mondo, se lo ficchino in testa una volta per tutte le anime belle che lo ammorbano ancora di più con il loro pericoloso buonismo.

Detto questo (e detto da sinistra estrema, sia chiaro!), è bene evidenziare anche come lo sviluppo economico di una nazione, di una regione, di una città dipenda soprattutto dalla sicurezza di chi ci vive e di chi investe. L’unica cosa che la gente chiede è di essere protetta. Il resto è acqua fresca. Per questo motivo la Lega Nord, l’unica forza politica che ha capito per tempo la direzione malata in cui stava incamminandosi questo Paese, cresce sempre più nei consensi e nelle assemblee elettive. Le sue soluzioni globali non sono la migliore ricetta possibile per l’Italia, ma di sicuro sul tema ordine pubblico meglio la posizione leghista del pernicioso ipergarantismo dei radicali. Al punto in cui siamo, la riforma della Giustizia la dovrebbe fare (l’ottimo) Roberto Maroni. Magari anche supportato da Borghezio, Boso e Calderoli …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple