Citigroup, GM, Yahoo!: terremoti a catena per l’economia globale

Scritto da: il 18.11.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Ormai qualcosa è andato in tilt nell’economia mondiale, con le Borse che non riescono a riprendersi, nonostante gli sforzi dei governi, e le pessime notizie che si susseguono a raffica dalle corporation più potenti.

Ieri Citigroup, che di fatto è la prima banca del pianeta, ha annunciato l’intenzione di tagliare 52 mila posti di lavoro. Notizia grossa che ha depresso i mercati, ma che diviene di poco conto rispetto ai 3 milioni di lavoratori che rischierebbero di perdere il lavoro qualora la General Motors dovesse fallire. Eventualità per nulla remota, sia chiaro.

Oggi è poi giunta la notizia del caos scoppiato dentro Yahoo!, la multinazionale del Web.

Jerry Yang, amministratore delegato e co-fondatore del gruppo insieme a David Filo, si è dimesso. Ha pagato la mancata fusione con Microsoft, che molti dentro la sua azienda vedevano come una immensa occasione.

Perché a maggio Yang ha di fatto rifiutato una offerta di Microsoft che valutava Yahoo! 31 dollari ad azione (per un totale di 47 miliardi di dollari per l’intera operazione). Dopo il no a Bill Gates, il valore del titolo Yahoo!, che a febbraio aveva toccato il 30 dollari, è sceso progressivamente fino ai 10.63 di ieri, per risalire leggermente nel post chiusura ad 11.10, alle prime notizie dell’uscita di scena di Yang. 

Ora si cerca febbrilmente un suo sostituto all’altezza. Nel mentre, uno dei colossi più importanti della cosiddetta New Economy rimarrà pericolosamente senza guida.

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