Confronto Palin-Biden, un pareggio assai incolore

Scritto da: il 03.10.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

I due principali candidati alla vicepresidenza degli Stati Uniti, Sarah Heath Palin e Joe Biden, si sono confrontati stanotte in tv durante un incontro che definire incolore non rende l’idea. Nessuno dei due ha fatto gaffes clamorose, come qualcuno si attendeva, ma nessuno dei due ha nemmeno detto qualcosa che non fosse banale e scialba.

A ben vedere, forse la Palin potrebbe dirsi vincitrice di questo primo confronto. Ma solo per il grigiore insopportabile, sia fisico che dell’eloquio, che promana da Biden.

In ogni caso, è davvero singolare che un simile dibattito sia giudicato per l’assenza di gaffes e strafalcioni. Il che la dice lunga sulle attese pressocché nulle che la stampa e la gente ripone sui due.

Eppure, la Palin a mio avviso ha alcuni elementi che potrebbero farla emergere alla distanza. Come vice di McCain alla Casa Bianca potrebbe farsi le ossa e divenire un giorno un presidente assolutamente rappresentativo degli Usa. Di oggi e di domani. Perché lei – non smetteremo mai di ricordarlo visto che il rischio è di averla al comando per 16 anni di fila - rappresenta l’America profonda. In tutte le sue sfaccettature, negative (tante), ma anche alcune positive.

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