Considerazioni geopolitiche sul mondiale sudafricano

Scritto da: il 20.06.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Non esistono più le squadre cuscinetto. Cominciamo con una banalità qualunquista oltremodo evidente queste note (più o meno) geopolitiche sul campionato mondiale di calcio ospitato dal Sud Africa. In un football come quello odierno, iperatletico, con giocatori che 20-30′anni fa avrebbero potuto calcare le pedane del body building, i valori sono molto livellati. Anche “grazie” ad allenatori che non convocherebbero Pelè o Maradona. Per convinzione tattica e fors’anche per l’umano desiderio di dimostrare a tutti la validità del proprio personale modello. Dunga, ad esempio, in carriera roccioso e ringhioso mediano-centrocampista, vorrebbe in campo per il Brasile 10 mediani su 11 stile Oriali, rimpiangendo l’esigenza di schierare per forza un portiere. Figura mitica del calcio Lele Oriali, ma forse più di 2 per squadra con le sue caratteristiche no, proprio non occorre averli …

In questi giorni nessuna delle cosiddette grandi sta brillando, anzi molte arrancano e sono già con un piede fuori dalla competizione. È il caso della Francia (immeritatamente presente al mondiale al posto della “scippata” Irlanda”), della Spagna (una squadra senza spina dorsale ottima da iscrivere ad un campionato femminile, specchio fedele della crisi del Paese, vicino ad una quasi bancarotta stile Grecia) e dell’Inghilterra.

Prima dei due squallidi pareggi con la sorpresa Stati Uniti (del resto, su 300 milioni di abitanti 11 in grado di giocare bene a calcio prima o poi era chiaro che si sarebbero incontrati) e l’Algeria, l’Inghilterra era una candidata alla vittoria, tanto che personalmente vagheggiavo l’idea di una finale dalla grande valenza storica, Olanda-Inghilterra, riedizione, sempre in terra sudafricana, dello scontro anglo-boero. Ma la squadra dell’antipatico Fabio Capello (andrà via di notte anche da Londra dopo averlo fatto da Roma e Torino?) è oggettivamente leggera, con una vera star e qualche stellina (Wayne Rooney, Frank Lampard e Steven Gerrard) in campo e molti comprimari dalle qualità non eccelse.

Sulla vittoria finale, mi sbilancio: sono fermamente convinto che questo potrebbe benissimo essere l’anno dell’Olanda. Troppo atipiche le condizioni ambientali di Johannesburg e dintorni per le squadre sudamericane, tanto che il Brasile ha faticato a vincere contro la Corea del Nord. Diverso il discorso per l’Argentina (Paese che ha delle regioni ben fredde), che sembra in forma, ma paga l’handicap di un pessimo commissario tecnico, quel Diego Armando Maradona davvero improponibile come allenatore.

Quindi, Olanda in pole position per la vittoria finale, a mio avviso. Ma altre sorprese potrebbero anche scaturire dal cilindro sudafricano. La Serbia, ad esempio, è piena di campioni di grande levatura che potrebbero dire la loro, come ha imparato a sue spese la Germania multietnica e sommamente anonima del buon Joachim Loew (un fuoco di paglia il 4-0 all’Australia, come si è visto subito dopo).

Fra le papabili alla conquista del titolo vi è poi l’Italia. Senza campioni, senza punte incisive, ma con un genio assoluto del calcio come Marcello Lippi a fare da direttore d’orchestra. Di Lippi mi fido ciecamente. Ha selezionato i membri della spedizione con grande intelligenza, valutando innanzitutto le particolari condizioni ambientali sudafricane e questa per me è stata un’ottima mossa.

Vi è poi il simpaticissimo Sud Africa. I “bafana bafana” sono ad un passo dell’eliminazione, ma se per miracolo riuscissero a passare questo per loro ormai molto compromesso primo turno potrebbero anche arrivare fino in fondo. Magari con il classico “aiutino” arbitrale, in genere assicurato per i padroni di casa dei mondiali. Sarebbe il sigillo agli occhi di tutti della nascita di un gigante della scena politica internazionale, il vero Stato guida (per dirla con Huntington) del Continente Nero.

Da ultimo, qualche parola sulla Danimarca, cui va la mia sovrana simpatia. Il Regno vichingo meridionale si gioca la qualificazione in una sorta di spareggio diretto con il Giappone. Vichinghi contro samurai, allora, giovedì 24 giugno.

Per i danesi, stesso discorso che per i sudafricani. Se riuscissero a passare il turno avrebbero chance dignitose per il prosieguo della competizione. Soprattutto se gli incontri da disputare dovessero cadere in giornate gelide, la tempra danese sarebbe il 12° uomo in campo …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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