Crisi a Lisbona, rischi per tutta Europa

Scritto da: il 24.03.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Com’era nell’aria da settimane, il primo ministro portoghese, il socialista José Socrates, si è dimesso, non essendo riuscito a far passare in Parlamento il nuovo piano di austerity ideato dal suo governo di minoranza. A questo punto il Portogallo dovrà necessariamente chiedere aiuto al Fondo europeo (Efsf), come è fatto da Grecia ed Irlanda, nonché al Fondo Monetario Internazionale.

Il fallimento di Socrates non dovrebbe lasciarci indifferenti, perché potrebbe avere conseguenze davvero per l’Europa intera. Già il no dei deputati lusitani al piano di salvataggio, per così dire, ha pesato sull’andamento dell’euro, che in poche ore è sceso di più di un punto sul dollaro (sotto quota 1.41). Inoltre, il terzo Stato membro dell’Ue che va vicino al default non può che preoccupare tutti i soci del “club”. Perché il “salvataggio” costa ad ognuno. Ma anche perché in sé e per sé la vicenda è un ulteriore (bruttissimo) campanello d’allarme per altri Stati.

Dopo Atene, Dublino e Lisbona, infatti, potrebbe prima o poi arrivare il turno di Budapest, Bruxelles (intesa come capitale dell’entità statale in disfacimento denominata Belgio), Roma e fors’anche Madrid. Basterebbero i soldi del fondo speciale per venire in soccorso di tutti? Francamente credo di no. Dio non voglia, ma quello del tracollo economico definitivo di uno Stato membro dell’Ue sarebbe davvero il giorno peggiore per il sogno europeo.

José Socrates
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