Il “cortile di casa” sembra sfuggire sempre più a Washington. Nel mentre la campagna per le presidenziali 2008 si accende e Bush jr è più che “azzoppato”, scoppia il caso boliviano, con Evo Morales che espelle l’ambasciatore a stelle e strisce, accusando gli Usa di pesanti ingerenze negli affari interni del Paese sudamericano.
Morales ha subito incassato la solidarietà del presidente brasiliano Lula e quella, scontata, del venezuelano Chavez.
Del resto, che l’asse politico in America Latina da qualche anno sia spostato pesantemente a sinistra è ormai conlcamato. Venezuela, Bolivia e Brasile hanno oggi, seppur con diverse gradazioni (si vedano gli ottimi accordi economici fra Lula e Bush jr sul biofuel) governi orientati verso politiche antiamericane. Pesantemente come nel caso di Caracas, blandamente come nel caso di Brasilia e mediamente come per La Paz, che però in questo momento pigia sull’accelleratore e scatena una brutta crisi diplomatica.
La realtà è che gli Stati Uniti, troppo impegnati in scenari lontani dal continente americano, hanno trascurato molto negli ultimi 7 anni (ossia dall’attacco alle Twin Towers di cui oggi ricorre l’anniversario) quello che appunto è sempre stato considerato da tutti “the backyard”, ossia il cortile di casa. E così, a parte qualche successo in Colombia, Washington ha perso progressivamente peso e controllo in tutto il Sud America. Per gli Usa, un altro degli effetti deleteri dell’onda lunga dell’Undici Settembre …