Crisi, per uscirne occorre mettere l’uomo giusto al posto giusto a tutti i livelli

Scritto da: il 01.11.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Anche oggi i mercati internazionali hanno perso terreno in maniera considerevole. Ha dominato l’effetto Grecia in tutta l’eurozona, con la Borsa di Milano sprofondata (ha ceduto il 6.8%, una delle peggiori sedute dal tracollo della Lehmann Broters nel settembre del 2008, pari a 22 miliardi di euro bruciati) e con Parigi e Francoforte che hanno perso rispettivamente il 5.38% ed il 5%. Spread Btp-Bund a 459, ma sotto pressione anche i titoli bancari, con Unicredit e Intesa-San Paolo a lungo sospesi per eccesso di ribasso (alla fine, -14.22% per UniCredit e -15.65% per Intesa). Insomma, è stato l’ennesimo giorno di (ormai) ordinaria follia sui mercati. È utile chiedersi ancora perché?

Posto che la responsabilità di quanto sta accadendo non è possibile addossarla per intero alla speculazione internazionale (che ha un suo ruolo sì, ma entro certi limiti), è evidente come la situazione corrente sia l’esito di una serie di concause. Probabilmente, oltre 20′anni dopo il crollo del cosiddetto socialismo reale, il capitalismo è anch’esso a fine ciclo. Il che sta accadendo anche – coincidenza terribile – in un momento di leadership nazionali e globali non all’altezza della situazione. Obama non è Clinton, Sarkozy non è Mitterrand, Berlusconi non è Spadolini, la Merkel non è Kohl, Barroso non è Delors. Bisogna prenderne atto.

Ovvio che ormai i problemi delle città italiane sono irrisolvibili se non a livello centrale a Roma, così come i problemi italiani sono irrisolvibili se non a livello centrale a Bruxelles e quelli europei sono irrisolvibili se non a livello globale. Detto questo, è chiaro che il nostro Paese, lo scrivo da mesi e mesi, paga sempre più una crisi di credibilità senza precedenti per l’Italia repubblicana. Ma non è che Europa ed Usa stiano poi tanto meglio.

Ad esempio, vien da chiedersi che senso abbia aver istituito la figura di Mr Euro facendone assumere la carica al presidente del Consiglio Europeo Herman van Rompuy, il politico meno incisivo del Continente. Celebre per il grigiore e l’immobilismo, il burocrate belga dovrebbe semplicemente sparire dalla scena pubblica, altro che collezionare incarichi tanto delicati. Insomma, la crisi è sistemica, il trend è terribile per tutto l’Occidente, ma avere l’uomo giusto al posto giusto ci aiuterebbe molto.

Facciamo un trasversalissimo esercizio di immaginazione e ipotizziamo il democratico Pier Luigi Bersani al posto del populista Silvio Berlusconi, l’ultra socialdemocratico tedesco Oskar Lafontaine al posto del popolare portoghese José Manuel Barroso, il moderato svedese John Fredrik Reinfeldt al posto del democristiano fiammingo Herman van Rompuy, il repubblicano Mitt Romney al posto del democratico Barack Obama. Uomini politici realmente esperti di economia, in grado di pilotare la crisi, che già hanno dimostrato di sapere che cosa significhi sviluppo. Voglio illudermi che la situazione sarebbe un po’ migliore.

Ambrogio Lorenzetti, "Effetti del buon governo e del cattivo governo", 1339, Siena, Museo Civico

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