Crollo Pd nei sondaggi in Sicilia, alcune considerazioni

Scritto da: il 02.04.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

In origine il Partito Democratico era, in linea teorica, la migliore idea politica mai emersa nell’Italia repubblicana. Oggi, dopo anni di discutibile gestione (da quella – a mio avviso pessima – di Walter Veltroni a quella – discreta, ma comunque deludente rispetto alle aspettative – di Pier Luigi Bersani) è divenuta un’anomalia. Anche grave. A livello nazionale e segnatamente a livello siciliano. Non suscita nessuno stupore, quindi, il risultato del recente sondaggio Demopolis che vede un crollo di consensi del Pd in Sicilia.

Se vi fossero oggi delle nuove elezioni legislative, il Partito Democratico nell’Isola riuscirebbe a malapena a raggiungere il 18% dei consensi, perdendo 250 mila voti (quasi l’8%) rispetto alle consultazioni politiche del 2008. Chiara la spiegazione di Pietro Vento, il direttore di Demopolis: «Il Partito di Bersani paga nell’Isola, più che nel resto del Paese, le prolungate divisioni interne, nei programmi, nella leadership, nelle alleanze. Ma anche e soprattutto [...] le incertezze strategiche nella decisione di appoggiare dall’esterno il Governo regionale guidato da Raffaele Lombardo. Un sostegno senza peso effettivo e riconoscibile, almeno nella percezione degli elettori del Pd, sulle scelte reali della politica regionale».

Come si può poi vedere dai dettagli del sondaggio, interessante è l’erosione di consensi che il Pd subisce proprio dall’alleato al governo regionale, il Movimento per l’Autonomia di Lombardo. Ben 16 elettori su 100 che hanno votato Pd nel 2008 oggi voterebbero Mpa. A riprova del fatto che, se un partito diventa la copia sbiadita di un altro o, comunque, viene percepito come eccessivamente appiattito sulle posizioni di un altro, l’elettorato tende sempre a premiare l’originale.

Certo, davvero fa specie che solo 5 su 100 degli elettori democratici voterebbero Sinistra, Ecologia e Libertà, mentre non vi è traccia della Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani) nelle risposte degli intervistati, tanto da far sorgere il dubbio che l’opzione non sia nemmeno stata loro presentata.

Ma il dato che più dovrebbe far preoccupare la dirigenza regionale democratica è quello secco che vede solo 61 elettori su 100 del 2008 confermare la propria scelta. Ossia, il 39% dell’elettorato democratico di appena 3 anni fa volta le spalle alla formazione guidata da Giuseppe Lupo (che ha subito smentito il sondaggio Demopolis). Se a questo numero si sottrae il 14% di “transfughi” verso l’Mpa ed il 2% disposto a votare Futuro e Libertà di Fini o Forza del Sud di Micciché, vi è un 23% di elettori persi presumibilmente anche perché in disaccordo con l’alleanza stretta con il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo. C’è da ragionarci sopra a lungo e per bene, mi sembra.

Da notare, poi, le parole del segretario regionale democratico Lupo, che in una interessante intervista rilasciata a Live Sicilia afferma: «Credo si debba fare una precisazione metodologica. Noi alle elezioni regionali del 2008 abbiamo ottenuto il 18 per cento, non vedo quindi un calo. Demopolis parla del Pd in Sicilia e raffronta il dato con quello delle Politiche, mentre il parametro sono le regionali. Diciotto per cento nel 2008 e altrettanto secondo il sondaggio». Mi sia consentito di dissentire radicalmente. I sondaggi vanno condotti tramite domande di base specifiche. Il quesito posto da Demopolis agli intervistati riguardava l’intenzione di voto se vi fossero ora delle elezioni politiche. Quindi il dato va raffrontato – come correttamente fatto dall’istituto di ricerca -  con quello delle ultime consultazioni politiche, non con quello delle ultime regionali.

La questione non è di poco conto, perché, si sa, le elezioni politiche, o legislative che dir si voglia, sono in genere meno “vincolate” per l’elettore, che si sente più libero di scegliere in base alle proprie idee e basta. Di contro, il voto regionale, provinciale o comunale è sempre condizionato da elementi esterni, foss’anche solo la semplice conoscenza diretta di un candidato con cui si ha un rapporto personale.

Quindi, Giuseppe Lupo non fa un buon servizio al suo partito ricordando come il Pd alle regionali del 2008 abbia avuto il 18%. Non si raffronta un dato alle elezioni regionali con un sondaggio che indaga intenzioni di voto ad elezioni politiche. Se nei giorni scorsi la domanda di Demopolis al campione fossa stata inerente eventuali elezioni regionali, secondo logica il risultato del Pd sarebbe stato attorno all’11%, assodato come il gap del partito fra elezioni nazionali e regionali (mi pare in qualche modo confermato anche dalla parole di Lupo) sia di ben 7 punti percentuali.

Insomma, molto non va dentro il Pd siciliano. Il che, piaccia o no, condiziona tutta la vita politica nell’Isola. La dirigenza in carica, invece che arroccarsi sulle proprie posizioni, si rammenti d’essere stata scelta alle primarie per la sua chiara opposizione programmatica al governo di Raffaele Lombardo e si apra al confronto con la base, anche accettando il referendum voluto da parecchi (5.000) iscritti proprio sull’appoggio del partito al presidente della Regione (in merito, si veda l’analisi di Andrea Lodato, certo diversa dalla mia, ma ottima per avere un quadro a 360° degli umori in casa democratica). Perché, continuando di questo passo, lo shock dei risultati di eventuali consultazioni reali (nazionali o regionali che siano) sarà ben peggiore di quello dei risultati di un sondaggio.

Giuseppe Lupo
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