Democracy Index, la libertà è di casa (solo) in Scandinavia

Scritto da: il 03.02.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Non sembra affatto una delle più vive democrazie del mondo quella italiana, tutt’altro. Lo sostiene un’accurata ricerca dell’Università di Zurigo e del Social Science Research Center di Berlino, che hanno messo a punto il Democracy Index, una sorta di “barometro della democrazia”, un indice che analizza le trenta democrazie storicamente più avanzate al mondo, almeno in linea teorica. I criteri utilizzati riguardano cento dati empirici con i quali si tenta di “misurare” come nei vari Paesi i cittadini vivono i principi libertà, uguaglianza e controllo sul potere.

La ricerca è stata brillantemente ripresa dal sito Web Spiegel Online International (in inglese) del settimanale tedesco Der Spiegel. L’analisi verte sugli anni che vanno dal 1995 al 2005 e colloca l’Italia al 22° posto. Ovviamente, nell’elenco vi sono tutti gli Stati dell’Europa occidentale. L’Italia è terzultima nel Vecchio Continente, ma “si piazza” meglio di Gran Bretagna e Francia. A determinare il pessimo risultato italiano, la limitata libertà di stampa.

I piani alti della classifica, è comprensibile, sono appannaggio dei Paesi nordici. La Danimarca risulta essere la democrazia più solida, seguita a ruota dalla Finlandia e dal Belgio, dove però l’ingovernabilità sta facendo seri danni alla convivenza civile. Seguono Islanda, Svezia, Norvegia, Canada, Olanda, Lussemburgo ed Usa, mentre la Germania è undicesima (molte donne presenti in Parlamento e netta separazione fra i poteri dello Stato). In basso Inghilterra e Francia, in 26a e 27a posizione. Chiudono la “classifica” la Polonia, il Sudafrica ed il Costarica.

Interessante notare come l’Inghilterra sia considerata una democrazia non solidissima soprattutto a causa del sistema elettorale uninominale maggioritario, che per i ricercatori svizzero-tedeschi «potrebbe alterare il responso della volontà popolare». Stesso discorso per la Francia, che ha un basso numero di partiti in Parlamento sempre a causa del sistema elettorale maggioritario, per quanto a doppio turno.

Mappa del Democracy Index pensata da “Der Spiegel”

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