Demopolis: in Sicilia aumenta la sfiducia nei partiti

Scritto da: il 21.01.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Rimane davvero molto incerto il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani. La nuova “fotografia” del peso dei partiti nell’Isola, fatta da Demopolis, appare ancora più condizionata che in passato dal numero crescente di indecisi, delusi ed incerti, ma anche di quanti, in caso di elezioni politiche anticipate, non si recherebbero alle urne per l’eventuale rinnovo di Camera e Senato.

«Si respira sempre più nell’Isola un diffuso disincanto politico che – afferma il direttore di Demopolis, Pietro Vento – sta erodendo il residuo consenso dei siciliani nei confronti delle istituzioni democratiche. Gli ultimi mesi della vita politica nazionale e regionale hanno visto quasi dimezzarsi la fiducia degli elettori nel Parlamento, nell’Ars, nei partiti, il cui peso effettivo appare fra l’altro ridimensionato, agli occhi dei cittadini, in una fase di “commissariamento”, come quella attuale caratterizzata dalla nascita del governo Monti».

Se si votasse oggi per le politiche, a 2 mesi dalla fine del governo Berlusconi, il Pdl si attesterebbe in Sicilia al 23%, subendo una perdita tutto sommato contenuta (circa 2 punti): un valore che però risulta clamorosamente dimezzato se lo si raffronta agli oceanici consensi della primavera 2008. Per la prima volta, poi, il Barometro Politico Demopolis registra un lieve arretramento anche per Grande Sud di Gianfranco Micciché, oggi al 7.5%, sul cui elettorato rischia di pesare, in prospettiva, la prolungata distanza dalle (usuali, direi io) dimensioni di governo. Si fermano invece sotto sotto la soglia del 2% il Pid di Saverio Romano e La Destra di Nello Musumeci.

Sempre secondo l’analisi effettuata da Demopolis, torna negativo, almeno a livello regionale siciliano, il trend del Pd che alle Politiche otterrebbe oggi il 18.5%. Un punto e mezzo in meno rispetto a due mesi fa, proprio in un frangente nel quale la formazione di Bersani diviene invece, a livello nazionale, primo partito del Paese con il 29%. «Incertezze, indecisioni e divisioni interne sembrano non essere premiate da un elettorato, come quello del Partito Democratico, di norma anche in Sicilia piuttosto attento ed esigente», nota l’istituto di indagini demoscopiche.

Si rafforzano, anche se di poco, i partiti di sinistra: Sel di Vendola sarebbe al 4.1%, FdS (Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista) all’1.4% e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo al 3%. Complessivamente, si tratta di un non bagatellizzabile 9%. L’Idv di Antonio Di Pietro – formazione che non è di sinistra, ma che ha una buona fetta di elettorato contiguo alla sinistra – giunge al 5%, con un trend che a mio avviso ha ancora amplissimi margini di miglioramento. Da notare come, unendo questo dato al 9% complessivo della sinistra si ottenga un ottimo 14% delle forze progressiste in Sicilia.

Ancora, dai numeri diffusi da Demopolis, crescerebbero tutti i partiti di Centro: l’MpA del presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo si attesterebbe al 15%, Fli di Gianfranco Fini al 5.6% e l’Api di Francesco Rutelli all’1.9%. Dopo oltre due anni, poi, tornerebbe al 10% in Sicilia l’Udc, recuperando consensi tra i delusi del Pdl e del Pid. «Si tratta comunque – secondo i ricercatori di Demopolis – di un dato destinato a mutare nelle prossime settimane, anche in considerazione delle scelte imminenti che il partito di Casini e D’Alia (ancora molto debole nelle città di Catania e Palermo) dovrà compiere in termini di alleanze a livello regionale e nazionale».

«Molto diverse – sostiene infine Pietro Vento – risulterebbero, con variazioni significative per ciascun partito, le scelte di voto per le amministrative o per le regionali, nell’ipotesi di un ritorno alle urne per il rinnovo dell’Ars. Sugli elettori, e soprattutto sugli indecisi, peseranno nei prossimi mesi le scelte del governo Monti e del governo Lombardo, il cui ruolo diviene oggi ancora più complesso e strategico in un contesto caratterizzato dalla più grave crisi economica ed occupazionale che la Sicilia abbia attraversato negli ultimi quarant’anni».

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