Dopo il caso Irlanda ci può salvare solo l’E-bond

Scritto da: il 13.12.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Grecia: fallen. Irlanda: fallen. In ordine, i prossimi Stati membri dell’Unione Europea a collassare potrebbero essere: Portogallo, Spagna, Ungheria e Italia. Solo che il contribuente tedesco, azionista di maggioranza dell’intera Ue, non accetterà di salvare nessun’altro dopo il Portogallo. Insomma, se non il prossimo degli Stati del Vecchio Continente che andrà in crisi, di certo quello immediatamente successivo avrà il default come unica prospettiva.

In questo scenario drammatico, mi sembra che davvero i bond europei o E-bond che dir si voglia, proposti, tra gli altri, dal presidente dell’eurogruppo Jean-Claude Juncker e dal ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti (si veda «E-bonds would end the crisis», in The Financial Times, 5 dicembre 2010), possano rappresentare una solida soluzione alla crisi in atto, una delle poche che è realistico ipotizzare. Dei titoli di debito denominati in euro che verrebbero emessi da un’apposita agenzia dell’Ue farebbero dell’Europa unita una realtà davvero solida al pari degli Usa, sul cui debito nessuno al mondo si sogna di speculare. Ma la scelta è tutta politica e in materia, si sa, Bruxelles non eccelle …

Giulio Tremonti

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