Dr Palme e Mr Wolf

Scritto da: il 23.07.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Dopo il recente outing di un caro amico non posso esimermi dal gettare la maschera anch’io e fare una confessione che comunque non credo coglierà di sorpresa più di tanto i miei conoscenti più intimi. Se il mio amico è (“bontà” sua) lieto di dichiararsi razzista in merito al “problema rom”, per così dire, io farò un altro tipo di coming out, di verso (politico) opposto, ma a ben vedere mica tanto: sono schifosamente innamorato della Ddr, la gloriosa Germania Est, quella Deutsche Demokratische Republik che nel 1974 Jurgen Sparwasser (“risparmia acqua”) portò alla vittoria sulla Germania Ovest, che alla fine però vinse il mondiale casalingo contro una fortissima Olanda, troppo hippy e troppo sfigata.

Una nostalgia struggente, la mia, per un luogo che non ho avuto il tempo di visitare (e meno male, dicono alcuni miei amici tedeschi), ma che un certo innegabile fascino esercita. E non solo su di me, a giudicare dal merchandising che si è imposto a Berlino (fra poco, addirittura, riandrà in produzione la mitica Trabant, la classicissima auto Ddr). Dirò di più, quando dormo da solo, dormo con la bandiera della Germania Est stesa sul cuscino accanto. Del resto, l’immortale Giulio Andreotti, in una delle sue geniali battute, ebbe a dire: «io amo la Germania. E l’amo così tanto che ne voglio addirittura due».

Cercare di capire le motivazioni della mia passionaccia geopolitica (o archeologica, a questo punto della Storia) non è affare semplice. Probabilmente la Ddr, nell’intero blocco dell’Est, rappresentava il Paese più sviluppato, in cui il socialismo reale mitigava la durezza del suo essere totalitario con uno quadro socioeconomico certo più avanzato di quello degli alleati del Patto di Varsavia. Ma a voler essere onesti fino in fondo, quasi certamente la mia simpatia per la Germania Est deriva dal fascino sulfureo di un personaggio come Markus “Misha” Wolf, il capo supremo della Stasi, il servizio segreto tedesco orientale al centro del bellissimo Le vite degli altri, di Florian Henckel von Donnersmarck, premio Oscar come miglior film straniero nel 2007 (ma girato l’anno prima).

Da ricordare la scena cult in cui il capitano della Stasi Gerd Wiesler (interpretato dal grande attore dissidente Ulrich Mühe, che da lì a poco sarebbe morto di cancro), durante un interrogatorio, freddamente ordina al malcapitato seduto di fronte a lui di tenere «le mani sotto le cosce». Da brividi. Altro che i guanti di velluto delle nostre polizie, imbrigliate da una serie di leggi ipergarantiste che prima o poi condurranno alla decomposizione dell’Occidente.

Markus Wolf
Markus Wolf

Perché se c’è una cosa che francamente non ho mai capito è la difesa ad oltranza che da sinistra si fa di ladri e delinquenti vari, con una sorta di “giustificazionismo” sociologico da fare urlare di rabbia. Possibile che non si possa essere comunisti e fermi sostenitori della Legge e dell’Ordine? E perché mai la sinistra europea, e segnatamente italiana, ha privilegiato il punto di vista dei criminali rispetto a quello delle vittime della delinquenza? Misteri che hanno condotto alla cancellazione della gauche dal Parlamento. Il che è una mezza catastrofe per la nostra democrazia, sia chiaro.

Ma siccome un po’ schizofrenici lo siam tutti, occorre anche ammettere come io alterni la romantica passione tedesco orientale con la sovrana simpatia per il modello di socialdemocrazia scandinava, con un Welfare State capillare, ma serio. Non l’assistenzialismo a fondo perduto che vige alle nostre latitudini, insomma.
Come si conciliano due così diverse simpatie? Non si conciliano affatto, è ovvio. Diciamo che vivo come una sorta di Dottor Palme e Mister Wolf, alternando la razionale ammirazione per le politiche del socialdemocratico (e convinto anticomunista) Olof Palme, il premier svedese assassinato a Stoccolma il 28 febbraio 1986, con l’irrazionale fascinazione per il Male rappresentato da quella parte di cortina di ferro chiamata Ddr.

Olof Palme
Olof Palme

Sarà pure stato un inferno totalitario, ma quando osservo le belve (in)umane che circolano in Italia facendosi beffe di qualsiasi regola di civile convivenza, quando leggo delle quotidiane violenze nel nostro Paese, francamente non riesco a trattenermi dall’alzare il pugno chiuso e sibilare «Heil, Honecker!».

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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