Elezioni amministrative: trionfa Grillo, collassano Lega Nord, Pdl e (un po’ anche il) Pd

Scritto da: il 22.05.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

I ballottaggi di ieri hanno sancito un dato politico nazionale importante: dopo quello del Pdl due settimane fa, è stato certificato il collasso della Lega Nord e lo stato di salute non certo esaltante del Pd. In Sicilia, poi, tranne in rari casi, che vedremo, il Pd si è sciolto come neve al Sole (basti condiderare i pochi consiglieri ottenuti in una città importante come Palermo). Di contro, escono di molto rafforzati da queste amministrative l’Idv, l’M5S e la sinistra comunista di Fds.

La voglia di cambiamento è tanta fra gli italiani. Che, per esempio, hanno bocciato 7 candidati leghisti su 7 ai ballottaggi. Uno smacco terribile per il partito federalista. Che paga non solo gli scandali di casa Bossi, ma anche l’appiattimento di anni ed anni sulle perniciose politiche berlusconiane. Ma non è che Pdl e Pd stiano poi tanto meglio. Il Paese, complice l’illogico rigore fiscale di Mario Monti, oggi è fortemente orientato a premiare le formazioni di Di Pietro e Grillo. Se ne facciano una ragione tutti i loro avversari. Se Pizzarotti (a proposito, non che vi sarebbe qualcosa di male, per carità, ma vi è per caso qualche parentela con l’omonimo gruppo imprenditoriale noto per le autostrade che realizza?) governerà bene Parma, nel 2013 Grillo sarà l’uomo da battere.

Quanto alla Sicilia, come sempre qui il discorso è più complesso. Al netto dell’astensionismo (quasi la metà degli aventi diritti non ha votato), vi sono risultati eclatanti ed assai indicativi. Come il trionfo di Orlando a Palermo, che con il 72.43% delle preferenze ha umiliato l’antagonista Ferrandelli ed il Pd di marca lombardiana che lo ha sostenuto.

Ed eccoci al cuore della questione politica siciliana: l’eterna anomalia Pd. Un partito spaccato su due fronti contrapposti impossibili da ricompattare, quello filo Raffaele Lombardo (Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, ma non solo) e quello orgogliosamente anti Lombardo (in primis Enzo Bianco).

Bene, a leggere con attenzione questi risultati elettorali, il vero vincitore in Sicilia risulta essere – oltre Orlando, ovviamente – proprio l’ex sindaco di Catania. Un uomo che ha lottato con forza contro l’innaturale alleanza del suo partito con quello del presidente della Regione. Un uomo che alla lunga ha dimostrato la giustezza della propria posizione semplicemente contando i voti dei siciliani. Che hanno penalizzato in maniera radicale il Pd filo Lombardo, premiando di contro quello anti (unica eccezione di rilievo a Caltagirone, dove la candidata Pd, fieramente avversa all’Mpa, è stata sconfitta duramente). Come nel caso eclatante di Paternò, che ha visto vincere Mauro Mangano, presidente regionale dei Liberal Pd, l’associazione di ispirazione liberal-democratico-repubblicana creata da Bianco.

Ma attenzione: ieri pomeriggio, a poche ore dalla chiusura dei seggi, era già tutto un fiorire di dichiarazioni di esponenti Pd finora pro Lombardo intenti a sperticarsi in lodi per Mangano, incuranti del ridicolo che stava velocemente ricoprendoli. La vittoria di Mangano a Paternò, storica roccaforte del centrodestra etneo più becero, è innanzitutto la sconfitta di quei politicanti Pd che hanno negli anni sostenuto Lombardo. Patetico il tentativo a spoglio in corso di saltare sul carro del vincitore. Una volta, almeno, si attendeva qualche giorno per cimentarsi nell’acrobatico gesto.

Da ultimo, una considerazione da massaia di Voghera: se il Pd fosse un partito serio, oggi il suo segretario nazionale, Bersani, dovrebbe espellere tutti i tesserati siciliani di ogni ordine e grado schierati a sostegno di Raffaele Lombardo. Andassero a candidarsi nell’Mpa alla prossima tornata. Che, per le regionali, dovrebbe essere ad ottobre. Impossibile dire ora chi vincerà. Ma un dato appare scontato: il travaso di voti dal Pd all’Idv. E, se otterranno la necessaria visibilità in campagna elettorale, forse anche un po’ alla Federazione della Sinistra e all’M5S.

Beppe Grillo

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