Nel 2030 una Cina tutta eolica?

Scritto da: il 17.09.09
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Prima che finisca il 2030, ossia entro una ventina d’anni, la Repubblica Popolare Cinese potrebbe interamente soddisfare il suo mostruoso fabbisogno di elettricità sfruttando solo ed esclusivamente l’energia eolica. Lo dice un approfondito studio apparso sull’ultimo numero di Science condotto da ricercatori della Harvard University e della Tsinghua University.

Con 792.5 gigawatt ed una crescita annua del 10%, la Rep Pop ha una capacità di generare potenza elettrica che risulta essere inferiore soltanto a quella degli Stati Uniti. Eppure la Cina è già oggi il Paese che emette più CO2 in tutto il pianeta.

Attualmente l’energia eolica fornisce solo lo 0.4% cento del fabbisogno cinese di elettricità. C’è comunque da dire che solo Stati Uniti, Germania e Spagna ne producono di più. In ogni caso, la velocità di crescita della Cina in campo energetico è tale da candidarla a divenire in breve il più grande produttore di energia eolica al mondo.

Per portare avanti lo studio i ricercatori hanno utilizzato i dati meteorologici del Goddard Earth Observing Data Assimilation System (Geos) della Nasa ed ipotizzato l’installazione di turbine eoliche soltanto in aree rurali non ricoperte da alberi, senza ghiaccio e con una pendenza del terreno non superiore al 20%.

«Applicando le capacità delle scienze dell’atmosfera allo studio dell’energia siamo stati in grado di mappare in un quadro complessivo le risorse eoliche cinesi», ha dichiarato Chris P. Nielsen, che ha coordinato la ricerca sul versante americano.

L’analisi ha anche indicato che una rete di turbine eoliche che operasse in territorio cinese almeno al 20% delle sue capacità potrebbe fornire 27.4 petawatt-ora di elettricità all’anno, ovvero circa sette volte i consumi correnti dell’immenso Paese. Gli scienziati sono così giunti alla conclusione che la sola energia eolica potrebbe davvero soddisfare l’intero fabbisogno elettrico cinese previsto per il 2030, al di 7.6 centesimi di dollaro al kWh.

«Le centrali eoliche richiederebbero una superficie di soli 0.5 milioni di chilometri quadrati, le dimensioni di tre quarti del Texas, per intenderci. E l’impatto fisico delle turbine potrebbe essere ridotto lasciando le aree a coltura agricola» ha evidenziato Xi Lu, uno degli autori della ricerca.

Diversissimo sarebbe il quadro se per soddisfare la crescente domanda energetica Pechino decidesse di utilizzare solo combustibili fossili per i prossimi 20 anni. Il Paese dovrebbe costruire impianti termoelettrici a carbone per 800 gigawatt, con un aumento di emissioni di CO2 stimabile in 3.5 gigatonnellate annue.

Al valore corrente, gli investimenti necessari per tale imponente transizione all’eolico ammonterebbero a circa 900 miliardi di dollari nell’arco di vent’anni. Un costo che gli scienziati reputano sì ingente, ma non folle, anche considerando le dimensioni dell’economia cinese ed il suo stato di ottima salute.

«L’attuale domanda di nuova elettricità in Cina è di circa un gigawatt a settimana, ossia un enorme 50 gigawatt all’anno – si legge su Science – e la Cina intraprende la costruzione di diversi impianti termoelettrici a carbone alla settimana. La speranza è che pubblicizzando l’opportunità di una strada differente si possa esercitare una influenza positiva sulle scelte di Pechino».

Locandina di una mostra sull'energia eolica tenutasi a Shanghai nell'aprile di quest'anno

Locandina di un convegno sull'energia eolica tenutosi a Shanghai nell'aprile di quest'anno

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