Essere cattolici di fronte al caso Englaro

Scritto da: il 08.02.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

È davvero difficile pronunciarsi serenamente sulla tragica vicenda di Eluana Englaro, un caso che mette a dura prova se non la fede personale, almeno quella nella Chiesa cattolica.

Personalmente, sono cattolico per formazione e per convinzione ed anche nei momenti di maggiore distanza dalla Chiesa non ho mai avuto dubbi su quello in cui credo. Certo, però, che la storia della povera Eluana proprio fa tremare i polsi al pensiero. E che, più in generale, la posizione della Chiesa sull’eutanasia ed il testamento biologico lacera molto un credente di buona volontà.

 Mi conforta nel mio disorientamento la posizione di Giovanni Reale, il filosofo cattolico sui cui testi (soprattutto il mitico manuale Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi, scritto insieme a Dario Antiseri) mi sono formato al liceo ed in università. Anche lui, infatti, prende le distanze dalle posizioni ufficiali del Vaticano e, sul Corriere della Sera di ieri, rilascia delle dichiarazioni di grande sensibilità ed equilibrio.

«Il decreto del governo – evidenzia Reale – è un errore, si oppone all’idea di libertà su cui è radicato il concetto occidentale dell’uomo. E lo dico da cattolico».

Sacrosanto. Nella vicenda del testamento biologico e, più in generale, dell’eutanasia (e mi spingerei fino al discorso diverso ma complementare del suicidio), in gioco vi è infatti proprio il fondamento della nostra libertà.

Su di una questione basilare come la valutazione - ognuno per sé – delle condizioni alle quali non è più accettabile il continuare a vivere, nessuno se non l’individuo interessato può dire nulla.

Non la Chiesa, non i genitori di chi è infermo, non la politica, non la Magistratura. Al limite, una volta per tutte e con equilibrio e pacatezza (comunque impossibili da rinvenire in questo frangente), è il Legislatore che può incanalare la delicatissima materia in un corpus giuridico che prenda innanzitutto le mosse, se la nostra è ancora una Democrazia, dal rispetto della libertà di scelta di ognuno di noi.

 Perché è l’autodeterminazione della coscienza che è in gioco nella vicenda del testamento biologico e, diciamolo senza ipocrisie, anche dell’eutanasia.

Io ho il diritto di scegliere anticipatamente di rifiutare d’essere mantenuto in vita in maniera artificiosa in caso di incidente o di malattia progressivamente invalidante.

Come sottolinea Reale, riprendendo un pensiero di Jean Baudrillard, non si può sopravvivere a prezzo della vita. «La tesi portata avanti da molti uomini della Chiesa, e ora anche del governo, è sbagliata e va corretta – afferma il filosofo – nel caso di Eluana vedo un abuso da parte di una civiltà tecnologica totalizzante, così gonfia di sé e dei suoi successi da volersi sostituire alla natura. Si è perduta la saggezza della giusta misura. La Chiesa, e il governo insieme a lei, sono vittime di questo paradigma culturale dominante».

Perché, continua Reale, «non ha senso aggrapparsi alla vita quando ormai non ce n’è più. Se mi trovassi nella condizione di non aver più speranze di guarigione non avrei dubbi su cosa scegliere».

Del resto, anche la Chiesa condanna l’accanimento terapeutico e Giovanni Paolo II per sé lo rifiutò con fermezza. Ed allora? Si faccia in fretta una legge sul testamento biologico (che sia vincolante per tutti, dottori, parenti e magistrati) e si lasci ad ognuno piena libertà di coscienza di decidere, per se stesso, quel che si desidera sia fatto dai medici in caso di necessità. Questa è la vera emergenza. Non di impedire ancora ad un corpo martoriato da diciassette anni di lasciare questa valle di lacrime …

Il filosofo cattolico Giovanni Reale
Il filosofo cattolico Giovanni Reale
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