Etica e politica oggi, intervista a Ruggero Razza

Scritto da: il 12.04.10
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Ruggero Razza nel 2008 è stato il coraggioso antagonista di Raffaele Lombardo che La Destra-Alleanza siciliana ha candidato alle elezioni regionali nell’Isola. Oggi è segretario provinciale etneo del partito. Lo abbiamo intervistato a margine della convention Più etica dalla politica, più responsabilità dal cittadino tenutasi a Catania sabato scorso.

Segretario, perché un giovane dovrebbe impegnarsi in politica oggi?
Semplice, almeno credo: per tentare di dare la giusta risposta e la giusta rappresentanza a quel che accade nella società. Insomma, etica dalla politica e impegno da parte dei cittadini possono essere un vero e proprio manifesto di identità. Su ciò occorre lavorare, rivendicando come proprio il grande tema dell’etica, oggi sempre più in discussione. Non penso di dire qualcosa di folle se mi limito a ripetere le parole del Pontefice: la crisi dell’etica è diventata la crisi della società.

In tal senso la Destra-As, una presenza anch’essa molto giovane nel panorama italiano, non ha nulla da rimproverarsi …
La politica pulita noi l’abbiamo sempre esercitata nelle occasioni in cui siamo stati al governo della cosa pubblica, basti ricordare l’esperienza di Nello Musumeci alla Provincia di Catania, ed ha sempre caratterizzato le nostre scelte. Pensiamo alle elezioni regionali siciliane del 2006, ad esempio. Nel centrodestra oggi anche il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, e quello della Regione, Raffaele Lombardo, dicono che è stato un errore ricandidare Cuffaro. Noi siamo stati gli unici ad aver detto per tempo che quella scelta avrebbe condotto alla paralisi amministrativa e alla elezioni anticipate.

Sì, i fatti vi hanno dato ragione e l’Isola oggi, soprattutto Catania, pare essere allo sbando …
Da sempre noi denunciamo con forza la questione spinosa del rapporto tra consenso e rappresentanza sociale. Il sindaco di una città, ad esempio, lo devono decidere i cittadini, non i partiti. Lo scenario attuale a Catania purtroppo è il risultato di un consenso largamente condizionato dal cosiddetto “voto di trascinamento”, un’anomalia tutta italiana che non trova riscontro in alcun Paese occidentale.

La gente sembra ormai davvero distante dalla politica. A queste ultime regionali, ad esempio, l’astensione è stata massiccia. Brutto segno …
Sì, davvero un bruttissimo segno. Perché l’astensione è il modo migliore proprio per stabilizzare l’esistente, per confermare il sistema che oggi opprime i cittadini. Faccio un esempio: nel 2006 in Sicilia l’astensione toccò quasi il 50%! Dietro quella scelta vi fu delusione e disinteresse. Comprensibile delusione e comprensibile disinteresse. Ma va detto con chiarezza che stare a casa non aiuta il cambiamento e quindi diventa più utile a chi detiene il potere.

Molti italiani hanno poi premiato l’antipolitica …
Sì e anche questo mi preoccupa. Mi chiedo, in Italia c’era proprio bisogno di Marco Travaglio, di Antonio Di Pietro, di Beppe Grillo per dire ciò che noi da anni ed anni denunciamo ogni giorno per evidenziare lo scollamento fra la gente e i suoi sacrosanti diritti? C’era bisogno di loro per focalizzare l’attenzione sulle assurde gestioni private di vicende pubbliche? Io penso che nel momento in cui vi è anche solo il sospetto di un’azione amministrativa non corretta occorra fermarsi e rivolgersi alla Magistratura, non autoassolversi come è purtroppo pessimo costume in Italia. Un semplice principio di buon governo che ci proietterebbe 30’anni avanti …

Al punto in cui siamo, che cosa occorre per far tornare la passione politica fra la gente?
Occorrerebbero molte cose, ma una a mio avviso essenziale, ritornare a quella intuizione che, dopo Tangentopoli, portò a un modello nuovo: la scelta dell’uomo giusto fa la differenza. Occorre, quindi, ridare quanto prima all’elettore la libertà di porre la croce sul nome del proprio candidato preferito. Oggi la gente alla politica chiede semplificazione. Non ha senso la moltiplicazione dei partiti e anche noi dovremo fare presto una riflessione. L’importante è fare un battaglia per consentire ai cittadini di contare di più. Se l’alternativa a oligarchie e partitocrazia è concentrare il potere in una sola mano, noi non saremo d’accordo. Il discorso cambia se un serio processo riformatore porterà a rafforzare il potere di scelta della gente.

Ruggero Razza

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | Hosted by MediaTemple