Eurodefault?

Scritto da: il 27.04.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Davvero un brutto risveglio dopo le vacanze pasquali per i governanti europei, alle prese con dei nuovi dati che fanno tremare. Rispetto al suo Prodotto interno lordo, il deficit pubblico di Atene nel 2010 è salito al 10.5%, sforando di un buon 1.1% le stime del governo ellenico che lo davano al 9.4%. La rilevazione è di Eurostat, l’ufficio statistico europeo, che ha pubblicato la prima notifica dei dati sul deficit e sul debito dei Paesi Ue per l’anno scorso. Tracollo per l’Irlanda, al -32.4%, mentre il Portogallo è al quinto posto con -9.1%. I Paesi più virtuosi sono tutti in Nord Europa: il Lussemburgo, con un deficit tenuto splendidamente sotto controllo all’1.7% del Pil, la Finlandia, con un rapporto al 2.5%, e la Danimarca, al 2.7%.

Ma andiamo più nel dettaglio in questi conti resi noti da Eurostat. La Grecia (con dei rendimenti sui suoi titoli di Stato che segnano nuovi record) sfora ampiamente il deficit anche nel 2010, tanto che Berlino per la prima volta ipotizza il default sul debito ellenico ed un consigliere della Merkel parla apertamente della necessità di una ristrutturazione del debito. Eventualità che dalla Banca Centrale Europea qualcuno definisce addirittura peggiore del collasso della Lehman Brothers. In ogni caso, l’eventualità che Atene annunci a breve un allungamento delle scadenze sul suo debito o un taglio dei rimborsi si fa sempre più concreta di ora in ora. In ogni caso, Eurostat fissa al 10.5% il rapporto fra il deficit pubblico e il prodotto interno lordo greco per il 2010, abbastanza al di sopra delle stime governative, che invece lo prevedevano al 9.4%. Peggio c’è solo l’abnorme 32.4% dell’Irlanda. Del resto, per Atene è “business as usual” dopo il 12% di deficit del 2009 che ha procurato un’ondata di panico e di violenza nel Paese.

Contromisure? Il governo socialista di George Papandreou, erede della storica casata politica greca, ha anticipato una stretta sull’evasione fiscale, puntando ad aumentare il gettito di 3.5 miliardi di euro entro il 2015. Sarà, ma la fiducia dei mercati è oggi bassissima in conseguenza dei fondati timori di ristrutturazione del debito. Del resto, il tasso pagato dai titoli di Stato greci a due anni ha letteralmente sfondato la soglia (davvero record) del 24%, guadagnando tre punti in 5 giorni, con un rendimento alla scadenza decennale che paga oltre il 12% (1.200 punti base) in più rispetto al solidissimo bund tedesco. Ognuno tragga da sé le sue conclusioni.

Ma mica l’allarme di Eurostat è confinato alla sola Grecia. L’instabilità economica sta infatti rapidamente tornando a contagiare i Paesi cosiddetti “periferici” della zona euro, a cominciare dal Portogallo, con uno spread (altro record) di 635 centesimi rispetto al bund a 10 anni. La situazione a Lisbona sarebbe così grave che la stampa sta cominciando a scrivere dell’ipotesi di pagare tredicesime e quattordicesime ai dipendenti pubblici in titoli di Stato, non in contanti. In una situazione normale sarebbe fantascienza, ma nel Portogallo di oggi tutto è possibile.

Male, anzi malissimo, anche l’Irlanda, con lo spread decennale a 720 punti. Pure in questo caso i timori di default, ossia di incapacità del governo di far fronte alle scadenze sul debito, schizzano in orbita. Povera Europa …

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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