Eurogruppo: ancora una fumata nera per la Grecia, ma l’intransigenza della Finlandia davvero non si capisce

Scritto da: il 21.11.12
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Stanotte i ministri delle Finanze dell’eurozona e il Fondo monetario internazionale non sono riusciti a raggiungere un accordo definitivo sulla Grecia, nonostante una maratona di oltre undici ore di colloqui a Bruxelles. La riunione proseguirà lunedì, come annunciato dal presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ma intanto si tratta della seconda volta in pochi giorni (il precedente meeting si era tenuto lunedì 12) che l’accordo salta.

Il nodo centrale permane la riduzione del debito pubblico greco al 120% del Pil entro il 2020, come inizialmente concordato dai creditori internazionali. Ma mentre l’Fmi resta impuntato su tale obiettivo, i ministri delle Finanze dell’eurozona sono più realisti e vorrebbero posticipare il target di 2 anni.

Attenzione, 2 anni in più l’Eurogruppo non li concederebbe ad Atene per buon cuore, ma per mera convenienza. Secono i calcoli fatti dagli esperti, infatti, pare che soltanto rinunciando i Paesi Ue a una parte del credito vantato verso la Grecia questa possa raggiungere l’obiettivo del 120% entro il 2020. Per evitare questa opzione, l’Eurogruppo spinge quindi per spostare il target al 2022, con dei costi supplementari che sarebbero però attorno ai 32.6 miliardi di euro. Il Fmi preferirebbe invece la revisione dei crediti piuttosto che lo spostamento temporale dell’obiettivo (del resto, in questo caso, a perdere tanti denari sarebbero i Paesi Ue).

Sullo sfondo di tale diatriba, colpisce la durezza della posizione non solo della Germania, ma anche dell’Olanda e della Finlandia. Singolare davvero per Helsinki, essendo la Suomalainen Tasavalta uno Stato legato a triplo filo ad una multinazionale, la Nokia, non certo in ottima salute. A prescindere dalla recente alleanza con Apple per le mappe Nokia Here su iPad e iPhone, il colosso finnico della telefonia è davvero con i piedi d’argilla e una sua eventuale crisi significherebbe quasi certamente una profonda crisi per l’intero Paese. Considerassero bene tutto ciò i governanti finlandesi prima di trattare con troppa intransigenza i “malati cronici” dell’economia europea.

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