Fiamme maghrebine, Ben Ali scappa dopo un “golpe soft”

Scritto da: il 14.01.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Disoccupazione alle stelle. Costo della vita alle stelle. Tunisia in rivolta. Algeria in fiamme. Le tensioni in Maghreb sono il risultato di decennali politiche di sviluppo inesistenti. Comprensibili le condizioni dell’Algeria, potenza petrolifera da oltre vent’anni impegnata a fronteggiare con ogni mezzo il terrore degli integralisti salafiti, ma la tutto sommato tranquilla (per i criteri africani) Tunisia di possibilità serie di crescita economica ne ha avute e ne ha. Solo che il regime presidenziale del post socialista Zine el-Abidine Ben Ali (al potere dal 1987) le ha sprecate tutte. Evidentemente lo sviluppo non era fra le sue priorità.

I nodi sono però venuti rapidamente al pettine e Ben Ali, che sembrava avere saldamente in mano le redini del potere e  la cui famiglia occupava fino a stamattina i gangli vitali della Tunisia (inamovibile da quasi un quarto di secolo), ha appena lasciato il Paese. Le forti proteste e la prospettiva di uno sconsiderato bagno di sangue  lo hanno indotto a mollare la presa, cedendo al “golpe soft” del primo ministro Mohammed Ghannouchi. In ogni caso, la strada per la piena emancipazione del Maghreb appare ancora molto lunga.

Carta del Maghreb

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