Finora pochi i contraccolpi finanziari delle crisi in atto: perché?

Scritto da: il 26.03.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

Né la guerra in Libia o il terremoto in Giappone con annessa crisi nuclerare, né il (pericoloso) tracollo governativo in Portogallo o il collasso delle vendite immobiliari negli States hanno pesato sull’andamento dei mercati azionari. Tutt’altro! Rialzi vi sono stati ieri a chiusura di settimana a Wall Street, come pure nelle Borse europee.

Tutto ciò potrebbe sembrare strano e in contraddizione con i turbinosi eventi – sia geopolitici che strettamente economici – come, appunto, la guerra in Libia (i cui tempi si prospettano oggi ben più lunghi che 10 giorni fa), l’attentato a Gerusalemme di mercoledì 23 scorso o le dimissioni del premier portoghese José Socrates. Addirittura, quest’ultimo accadimento ha fatto volare i rendimenti dei titoli di Stato lusitani ai massimi storici (e pure quelli dell’Irlanda).

Preoccupazioni per il peggiorare del quadro geopolitico globale sono state espresse solo dai prezzi del greggio (salito ai nuovi massimi di questo periodo, ossia a 105.5 dollari il Wti a New York e 115.4 $ il Brent a Londra), dall’ennesimo record dell’oro (oggi a 1.440 $ l’oncia) ed anche dell’argento (a 37,3 $ l’oncia).

In una simile situazione, il rialzo dei mercati azionari, per quanto non eclatante, potrebbe sembrare un paradosso. Invece una ratio in qualche modo c’è. Anzi, sono possibili almeno 2 diverse spiegazioni. Una prettamente tecnica ed una teoretica (o ideologica che dir si voglia).

La prima vede gli operatori finanziari puntare sulla possibilità che in America possa esservi a breve una nuova massiccia immissione di liquidità da parte della Fed tramite l’acquisto di titoli di Stato o di bond, il quantitative easing o Qe tanto caro a Ben Bernanke, (forse giustamente) incurante di chi lo connette ad una paventata iperinflazione che finora non si è vista. Insomma, c’è chi scommette che con l’economia in affanno la Federal Reserve interverrà “iniettando” ancora una volta molta liquidità.

Ovvio che non è detto che un nuovo Qe possa rimettere in moto l’economia reale (americana e globale), ma di sicuro è linfa vitale per le Borse. La logica è quella classica delle bolle speculative, solo un po’ meno disancorata dalla realtà. Bernanke all’inizio del suo mandato, sostituendo il pessimo Greenspan, era parso un genio, seppur un po’ sregolato. La crisi esplosa a settembre 2008 non lo ha visto subito attivissimo per fronteggiarla (prima Bush jr e poi Obama gli hanno rubato la scena), ma finora la sua teoria del quantitative easing si sta rivelando corretta. Vedremo più in là.

La seconda spiegazione (filosofica, ideale, ideologica, old style e chi più ne ha più ne metta)  del fatto che un pessimo quadro geopolitico produca rialzi azionari è che ormai la finanza prospera nel caos. Senza regole certe, senza logiche definite, in preda all’impulso animale del momento, l’economia speculativa si rafforza nel disordine e genera essa stessa disordine. Sarà un giudizio assai veterocomunista il mio, ma in tutto ciò non vedo nient’altro che l’ennesima conferma del trionfo della Bestia capitalista. Solo che non ha (più?) le sembianze del Leviathan, feroce custode dell’Ordine, ma di Behemoth, il demone biblico dispensatore di Caos.

Behemoth
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