Franconia e Baviera, considerazioni a termine di un viaggio deludente alquanto anzichenò

Scritto da: il 29.12.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Alla fine del mio viaggio in Franconia con una spruzzatina di Baviera il giudizio non può che essere netto: la regione a Sud della Germania è lontana dagli standard di sviluppo del Nord Europa. Assai lontana.

Di certo taluni aspetti, la scarsissima criminalità (fattore per me importantissimo, lo ammetto) e la quiete diffusa, la rendono un paradiso, ma non si possono ignorare altri aspetti di palese ritardo.

Prendiamo la pressoché nulla diffusione della segnaletica in lingua inglese. Metropolitane, autobus, tram, strade, sedi universitarie sono spietate con chi non capisce il tedesco. Solo, ovvio, all’aeroporto di Monaco è presente una neanche tanto diffusa segnaletica in inglese.

Anche la gente parla ben poco l’albionico idioma, sia nei bar o nei ristoranti che nelle librerie o nei luoghi di cultura. Soltanto una famiglia di amici (psicologi-pedagoghi) mi ha dato l’impressione di un alto livello di internazionalizzazione, ma per il resto Norimberga mi è parsa profonda provincia.

E veniamo allo scarsissimo utilizzo delle carte di credito. Praticamente impossibile usare l’American Express. Meno difficile, ma certo non facile, utilizzare Visa e Mastercard. Solo da McDonald’s ed alla stazione centrale di Norimberga ho potuto pagare con l’American Express, per il resto durante l’intero viaggio solo ed esclusivamente in contanti. Non proprio un segno di vitalità e sviluppo dell’economia.

Una nota positiva viene dal melting pot. Riuscito. Anche troppo forse. Un miscuglio di razze, religioni e culture che pongono fortemente sullo sfondo l’identità dei norimberghesi.

E qui veniamo al nodo cruciale: qual è l’identità della Franconia? Non è propriamente Germania. Non è Baviera. Non è Francia. A me, in tutta onestà, i suoi abitanti son sembrati più che altro francesi che parlano tedesco. In ogni caso, lontani anni luce dagli standard di sviluppo degli scandinavi. E con una gioventù tristemente dedita alle droghe in maniera oltremodo palese.

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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