Georgia, una tragedia preparata a lungo

Scritto da: il 12.08.08
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

L’esercito russo ormai dilaga in Georgia e non è escluso che Vladimir Putin decida addirittura di entrare a Tbilisi, rinverdendo i “fasti” di Budapest ’56 e Praga ’68.
L’ennesimo conflitto caucasico appare ai più come una follia evitabilissima. Ma gli uomini forti di Mosca e Tbilisi non l’hanno per nulla voluta evitare, tutt’altro, l’hanno preparata e rincorsa a lungo.

Scrive Franco Venturini sul Corriere della Sera di oggi: «Quando una guerra è nell’interesse dei potenziali contendenti, prima o poi scoppia. Da sei giorni, mentre sul terreno le ostilità continuano, russi e georgiani fanno a gara nel mostrarsi sorpresi dagli eventi e nell’attribuire ogni colpa alla parte avversa. Ma il loro è un tragico imbroglio. Da mesi i rapporti tra Mosca e Tbilisi erano arrivati al calor bianco. Da mesi si incrociavano provocazioni reciproche. Perché da mesi Georgia e Russia preparavano, nemmeno tanto in segreto, le loro opposte strategie: Mikhail Saakashvili voleva dimostrare che la piccola e democratica Georgia aveva bisogno di entrare nella Nato per non essere alla mercé del potente vicino, e sullo slancio sperava di recuperare il controllo dell’Ossezia del Sud; la Russia del tandem Putin-Medvedev inseguiva la prova contraria, intendeva sottolineare come la Georgia delle teste calde non potesse far parte dell’Alleanza e per ogni buon conto era pronta a far intendere a tutti il linguaggio dei suoi carri armati».

Analisi perfetta, non c’è che dire … Putin e Saakashvili fanno il loro gioco, considerando le vittime, anche quelle di casa propria, come un mero effetto collaterale giù preventivato. Pura realpolitik … Come sempre, raggelante …

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