Crisi globale, gli stress test sono davvero utili?

Scritto da: il 09.08.11
Articolo scritto da . Carlo Lo Re, giornalista e saggista, è un esperto di politica estera e terrorismo internazionale. Rientrato da qualche anno in Sicilia dopo un quasi ventennale “tour” d'Italia e d'Europa, vive a Catania, dove si occupa di economia e comunicazione.

In questi giorni di blow back della crisi finanziaria globale, con le Borse che tracollano un po’ ovunque in Occidente, mi chiedo il senso e l’utilità degli stress test, ossia di quelle simulazioni della Federal Reserve e della Bce per capire se le banche più grandi del mondo abbiano o meno capitale sufficiente per reggere l’impatto di mutate condizioni del quadro macroeconomico (ovviamente mutate in peggio).

La mia è null’altro che una impressione, per carità, ma credo che gli stress test non servano a molto. Faccio un esempio pratico. Santander, colosso bancario spagnolo, li ha superati di slancio per incappare poco dopo nel caustico giudizio di Moody’s, che a fine luglio ha minacciato di ridurre il suo rating. Vero è che non se ne può più della tirannia delle agenzie di valutazione (dietro le quali vi sono convenienze intrecciate e spesso anche palesi conflitti d’interesse), ma è mai possibile pensare che la bordata sia stata sparata del tutto a caso? L’affanno dell’economia spagnola targata Zapatero è palese e temere che la più grossa banca del Regno possa subire qualche conseguenza non mi sembra un’ipotesi fantascientifica. Gli stress test avranno tenuto conto del friabile tessuto economico complessivo spagnolo prima di promuovere Santander? Non è dato saperlo …

Detto questo, do libero sfogo ad un’altra sensazione: l’autunno 2011 non sarà una bella stagione per gli istututi di credito italiani, soprattutto per i colossi. L’Italia ormai è alle corde, questo è evidente, e la crisi non potrà non coinvolgere (anche e soprattutto) quelle nostre banche che hanno fatto la scelta dell’elefantiasi. Solo il patrimonio immobiliare e la diversificazione degli investimenti nei mercati emergenti potrebbero essere in qualche modo in grado di attutuire il colpo, ma non è da escludersi che prima di Natale il panorama bancario italiano possa essere sconvolto da qualche brutto scivolone.

Riflessione ulteriore: se il complessivo pessimo andamento di una economia nazionale può pesare assai negativamente sulle “condizioni di salute” di una grossa banca, è anche drammaticamente vero il contrario. Occorre smetterla con l’ipocrisia del “too big to fail”. Semplicemente non è vero. Una banca di dimensioni ciclopiche può fallire, altro che. Trascinando nel baratro il Paese di riferimento. Se ne deduce che, se non sarà l’Italia a danneggiare pesantemente qualcuna delle sue immani banche, prima o poi sarà una di queste a danneggiare pesantemente l’Italia.

“London Herald”, 25 ottobre 1929

 

carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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