Gli Usa non parleranno più di War on Terror

Scritto da: il 25.03.09
Articolo scritto da . Giornalista e saggista catanese. Dopo 18 anni altrove (prevalentemente a Bologna e a Roma, con una puntata a Turku, in Finlandia, e numerosi viaggi per il nord Europa) , è rientrato a CT e cerca, insieme ad alcuni amici, di capire (prima) e spiegare (poi) i meccanismi socio-politici che presiedono al "funzionamento" del microverso dell'Isola. Senza comunque dimenticare il resto del globo, dove ogni giorno accadono eventi che spessissimo sono (di molto) piú importanti di quelli siciliani ed etnei ... Con questo blog, chiamato "The Lo Re Report" in onore del fantastico "The Colbert Report" dell'umorista americano Stephen Colbert, Lo Re - che si sta sentendo profondamente scemo a scrivere di se stesso in terza persona - intende dare agli amici e conoscenti interessati alle sue analisi (non oltre i 24, uno in meno dei lettori del Manzoni, per carità) uno strumento piú agile e dinamico del sito, che per sua natura (nonché per ignavia del Lo Re stesso) è certo ben statico.

Secondo l’autorevole quotidiano statunitense Washington Post, il Pentagono si appresterebbe a mettere al bando l’espressione «Global War on Terror» («guerra globale al terrorismo»), pensata dai “creativi” dell’amministrazione di George W. Bush.

La nuova espressione da utilizzare, probabilmente coniata dal responsabile dell’Ufficio per la revisione della sicurezza, Dave Riedel, sarebbe «Overseas Contingency Operation» («operazione d’emergenza oltremare»).

Addio all’apocalittica visionarietà lessicale di Bush jr, quindi, nel solco dell’ormai celebre pragmatismo obamiano. Sarà un bene allentare la tensione anche tramite l’utilizzo di termini più soft? Vedremo.

Di sicuro le sintetiche parole d’ordine della Casa Bianca negli anni di predominanza neocon hanno creato un linguaggio d’impatto che, nel tentativo di definire una realtà, in qualche modo contribuiva a consolidarla (anche solo irritando gli interlocutori e predisponendoli alla chiusura anziché al dialogo).

Il nuovo corso di Obama si rivela quindi, almeno nella forma, estremamente rivoluzionario anche sul versante del linguaggio usato. Ma a prescindere dai termini che il presidente in carica utilizza ed utilizzerà, rimane da capire se la visione da scontro di Civiltà che stava sotto le parole di Bush jr sia o meno vera. Esagerava ieri “il texano” a parlare di guerra al terrore o sottovaluta oggi i pericoli “il cosmopolita” utilizzando circonlocuzioni di poco impatto?

Insomma, nomina sunt consequentia rerum, ma talvolta può essere vero anche il contrario …

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